giovedì 5 febbraio 2026

 Il Codice Voynich e Wagner: affinità simboliche tra due enigmi






Sono decenni che studio il Codice Voynich, sono stato il primo nel 2008 ha pubblicare un saggio su questo libro misterioso che fu ritrovato alle porte di Roma nel 1912, di cui nessuno parlava. Ho dato molto fastidio con le mie attività di ricerca, ho attirato molte attenzioni sgradevoli di cui non immaginavo l'esistenza. Ingenuamente pensavo che ogni apporto alla scoperta e alla divulgazione di un testo così particolare sarebbe stato apprezzato da una comunità di seri e onesti ricercatori, ma sbagliavo.

Ormai sono passati tanti anni, tante le comparse in tv, Rai e altro, tanti gli articoli sui giornali e tante le conferenze. Altrettanto numerosi gli attacchi subiti negli ambiti più insospettabili. Oggi, dopo te saggi dedicati all'argomento, 3 edizioni rinnovate e ampliate, molteplici dirette e conferenze, nazionali ed internazionali, sta prendendo vita il quarto libro sul Codice Voynich e questo articolo ne è una parte fondamentale anche se non sarà incluso nel testo.




Il Manoscritto Voynich è spesso definito il libro più misterioso del mondo: un testo illustrato del XV secolo, scritto in un alfabeto sconosciuto e accompagnato da immagini botaniche, cosmologiche e anatomiche che sfuggono a ogni identificazione certa. Richard Wagner, a prima vista, sembra appartenere a un universo completamente diverso: quello dell’opera romantica ottocentesca, del teatro musicale monumentale, del mito germanico riletto in chiave moderna.

Eppure, se ci si allontana dalla ricerca di legami storici diretti e si adotta uno sguardo comparativo, emergono sorprendenti affinità strutturali e simboliche. Questo articolo esplora tali punti di contatto, non per suggerire influenze impossibili, ma per mettere in luce una comune modalità di pensiero: la costruzione di sistemi simbolici chiusi, resistenti all’interpretazione immediata.

Va detto subito che, dal punto di vista storico e documentale, non esiste alcun collegamento tra Wagner e il Codice Voynich. Il manoscritto è datato, tramite analisi al radiocarbonio, alla prima metà del XV secolo, mentre Wagner nasce nel 1813. Inoltre, il Voynich diventa noto, al grande pubblico, solo nel XX secolo, prima lo conoscevano solo i Gesuiti e Kircher.

Questo rende estremamente difficile qualunque ipotesi di influenza diretta. Le analogie che seguono vanno quindi intese come coincidenze strutturali e simboliche, non come rapporti di dipendenza.

Uno degli aspetti più affascinanti del Codice Voynich è la sua coerenza interna: la scrittura segue regole precise, con ripetizioni, variazioni e strutture che suggeriscono un sistema linguistico completo, anche se indecifrabile.

Wagner, nelle opere della maturità (in particolare Der Ring des Nibelungen e Parsifal), costruisce un linguaggio musicale e simbolico altrettanto chiuso. I leitmotiv non sono semplici temi ricorrenti, ma elementi semantici che acquistano senso solo all’interno dell’universo dell’opera.

In entrambi i casi, il significato non è immediatamente accessibile: richiede immersione, familiarità e una partecipazione attiva dell’interprete o dello spettatore.

Nel manoscritto Voynich, molte parole sembrano variazioni minime di una stessa forma base. Questo ha portato alcuni studiosi a ipotizzare strutture rituali, mnemoniche o formulari.

Il procedimento wagneriano del leitmotiv funziona in modo sorprendentemente simile: un tema ritorna, ma trasformato, caricato di nuove implicazioni emotive e narrative. La ripetizione non chiarisce, bensì approfondisce e complica.

Qui la somiglianza non è nel contenuto, ma nel processo: il senso nasce dalla variazione, non dalla spiegazione.

Le illustrazioni del Voynich mostrano una natura enigmatica: piante impossibili, radici che sembrano organi, acque attraversate da figure femminili. Non è una natura scientifica, ma simbolica e quasi sacra.

Anche in Wagner la natura è portatrice di legge e destino: il Reno, la foresta, il fuoco, l’acqua non sono sfondi, ma forze attive. Il mito diventa il linguaggio privilegiato per esprimere verità che sfuggono alla razionalità moderna.

In entrambi i casi, il sapere non è pienamente razionalizzabile: è iniziatico, parziale, spesso riservato.
Qui di seguito un estratto di una mia recente intervista su Attraverso Lo Specchio, in cui traccio la storia del codice e l'evoluzione della mia ricerca.



Il corpo femminile come luogo di trasformazione

Il Codice Voynich è popolato da figure femminili nude, immerse in fluidi o collegate a strutture tubolari e organiche. Queste immagini hanno suscitato interpretazioni mediche, alchemiche e simboliche.

Nelle opere wagneriane, il femminile svolge spesso una funzione analoga: figure come Erda, Kundry o Brünnhilde sono mediatrici di conoscenza, custodi di segreti, agenti di trasformazione. Anche qui il corpo non è realistico, ma simbolico.

Forse il punto di contatto più profondo tra Wagner e il Codice Voynich risiede nel loro rapporto con l’interpretazione. Entrambi resistono a una spiegazione definitiva. Ogni tentativo di chiarimento apre nuove domande, nuove letture, nuove ipotesi.

Questo carattere irrisolto non è un difetto, ma una parte essenziale del loro fascino. L’enigma non è solo ciò che viene osservato, ma l’esperienza stessa dell’osservare e interpretare.

Wagner e il Codice Voynich non condividono una storia comune, ma sembrano parlare a una stessa esigenza umana: dare forma all’indicibile attraverso sistemi simbolici complessi, chiusi e profondamente evocativi. Il loro dialogo è impossibile sul piano dei fatti, ma sorprendentemente fecondo su quello delle idee.

In questo senso, accostare Wagner al Voynich non significa spiegare l’uno con l’altro, ma riconoscere una comune tensione verso il mistero come forma di conoscenza.