giovedì 10 gennaio 2013

J.R.R. TOLKIEN E VOYNICH 1


J.R.R. TOLKIEN E VOYNICH

Claudio Foti


Cosa hanno in comune J.R.R. Tolkien, autore di fama internazionale di romanzi culto come Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, Il Silmarillon e il Codice Voynich?

Sappiamo che il manoscritto più misterioso del mondo viene acquistato nel 1912 a Villa Mondragone, vicino Roma, da un antiquario americano di origini polacche. In quegli anni Tolkien era nel pieno dei suoi studi e del suo flusso creativo. Ma è difficile che il famoso professore di flologia, nonché romanziere per eccellenza, abbia saputo dell’esistenza del Codice Voynich. Questo manoscritto così affascinante fu in mani private per la maggior parte della vita dello maestro del fantasy, quindi è probabile che possa averlo visto a meno che non gli fosse stata inviata direttamente una qualche fotocopia. In ogni modo poi il Codice Voynich sembra più un mistero criptologico che filologico, campo che interessava molto di più a Tolkien.

Eppure lo studioso Robert Teague afferma che c’è una certa similitudine tra il Voynich e gli scritti Tolkeniani, soprattutto se sui osservano le lettere dell’alfabeto Feanoriano, cioè il Tengwar. Inoltre Teague sostiene che Tolkien ben conosceva il manoscritto Voynich e che gli fu inviata la fotocopia del folio 86v, la pagina dei medaglioni, da un amico comune. Teague è lo studioso che ha ricercato maggiormente in questo settore ma non ha alcuna certezza in merito e può solo dire che i due linguaggi sembrano simili, ma nulla più. E’ quindi possibile che Tolkien abbia subito l’influenza del Codice Voynich? La società che cura tutti gli scritti di J.R.R. Tolkien, editi e inediti, non è molto aperta verso l’esterno e finora tutti gli sforzi fatti per sapere se le lettere non pubblicate del maestro del Fantasy fossero visionabili e fosse possibile fare ricerche atte a scoprire se J.R.R. fosse venuto a conoscenza del Voynich sono stati vani. Alcuni disegni dello stesso Tolkien, almeno quelli pubblicati, hanno delle similitudini con quelli del manoscritto più misterioso del mondo, ma nulla più. Sappiamo che il professore inglese aveva vasti interessi ed è probabile che il misterioso manoscritto Voynich lo avrebbe incuriosito, ma ad oggi, a parte la dichiarazione di Teague, non abbiamo alcuna prova che lo scrittore inglese lo abbia visto.

Ma cosa legherebbe J.R.R. Tolkien e il manoscritto Voynich?

Le possibili ‘coincidenze’ sono: la vita di Tolkien e la scoperta del Codice Voynich, gli interessi del grande scrittore, le sue lingue inventate e i suoi rapporti con i gesuiti. Analizziamoli uno dopo l’altro per verificare se vi sono corrispondenze significative.


Vita Tolkien

John Ronald Reuel Tolkien nasce in Sudafrica, il 3 gennaio 1892, da genitori originari di Birmingham. All'età di tre anni, nel 1895, tornò con la madre ed il fratello Hilary in Inghilterra, a Sarehole, un sobborgo di Birmingham. Il padre morì poco dopo in sudafrica. Nel 1904 morì la madre, dalla quale il giovane Tolkien aveva ereditato l'amore per le lingue e le antiche leggende e fiabe, e venne affidato, assieme al fratello, ad un sacerdote cattolico padre Francis Xavier Morgan, che aveva seguito la famiglia nella conversione al cattolicesimo. Sotto la sua attenta guida il giovane Ronald iniziò gli studi dimostrando ben presto capacità linguistiche notevoli: eccelse in latino e greco e divenne competente anche di altre lingue tra cui il gotico e l'antico finnico. Fu in questi anni che J.R.R.  iniziò a lavorare ad un linguaggio da lui inventato. A diciotto anni si innamora di Edith Bratt, ma Padre Morgan gli impedisce di vederla e di scriverle fino ai ventun anni. Tolkien così si tuffa anima e corpo nello studio dei classici, dell'antico inglese e delle lingue germaniche, all'Exeter College, nel 1915 gli fu conferito il titolo di Bachelor of Arts all'Exeter College di Oxford. Nel 1916 si arruola volontario nei Lancashire Fusiliers e poco prima di partire per il fronte si sposa con Edith. Nel 1917, torna in Inghilterra, nasce il suo primo figlio e comincia a collaborare alla stesura dell'Oxford English Dictionary. Nel 1919 consegue il titolo di Master of Arts, due anni dopo  diventa docente di Lettere all'università di Leeds e continua a scrivere e a perfezionare i suoi "racconti perduti" e il suo linguaggio inventato. Nel 1925 viene nominato professore di filologia anglosassone al Pembroke College di Oxford. In questi anni sviluppa una profonda amicizia con C. S. Lewis, autore delle Cronache di Narnia e insieme fondano il circolo degli Inklings, di cui fu membro anche Charles Williams. Nel 1945 gli viene affidata la cattedra di lingua inglese e letteratura medioevale del Merton College, dove insegnò fino al suo ritiro dall'attività didattica avvenuto nel 1959. Tolkien visse al numero 20 di Northmoor Road, dove nelle otto stanze teneva i numerosi testi e le fonti da cui attingeva per la stesura delle sue storie. Secondo alcune biografie lo scrittore avrebbe addirittura abbattuto un muro della casa per aumentare lo spazio a disposizione dei suoi libri.

Gli interessi di Tolkien, scrittore di romanzi e filologo

Specializzato nel dialetto medievale dell'Inghilterra centro-occidentale traduce e commenta molti testi antichi che vengono ancor oggi studiati. I suoi lavori si dividono in due categorie: le storie inventate per i suoi figli e le leggende e le mitologie del suo mondo. Il tassello per unire queste due realtà arrivò all'improvviso quando, in una calda giornata estiva alla fine degli anni venti, su un foglio bianco scrisse: «In un buco nel terreno viveva uno hobbit». E da lì tutto ebbe inizio. Tolkien scrive una storia avente come protagonista un Hobbit, per spiegare meglio cosa fossero queste strane creature. Ma torniamo all’aspetto che ci interessa: Tolkien, che di mestiere era professore di filologia germanica presso il Merton College, aveva l'abitudine di prendere appunti sui margini dei fogli e su ogni pezzo di carta che gli passasse sotto mano. Da queste semplici annotazioni egli sviluppava storie affascinanti, drammatiche e piene di poesia, rivolte sia ai bambini che agli adulti. Tolkien si diletta sin dall'infanzia nella creazione di linguaggi e nel corso degli anni sviluppa una vera e propria cosmogonia, narrando la storia di un mondo dai suoi albori sino al sorgere della nostra era. Nel 1916-1917 il professore inglese inizia la stesura del complesso di miti e leggende che in seguito divenne Il Silmarillion, a cui lavorò per tutta la vita, senza terminarlo. Ma Tolkien, che come abbiamo visto, era coevo del ritrovamento del Codice Voynich, era un filologo di chiarissima fama. Inoltre ufficialmente inventò il suo linguaggio più noto, il Quenya, proprio nel 1912, lo stesso anno in cui il manoscritto Voynich fu acqusitato dall’antiquario americano.


Le Lingue inventate

Tra gli insoliti hobby di J.R.R: va ricordato ciò che descrisse nel suo saggio A Secret Vice, ovvero l'invenzione di nuovi linguaggi. Ah! come oro cadono le foglie al vento, lunghi anni innumerevoli come le ali degli alberi! Questo è l'inizio del poema Quenya Namárië scritto in caratteri tengwar e in caratteri latini. Anche qui questa associazione di caratteri mischiati mi fa ritornare in mente il Voynich, considerando anche la forma dei caratteri inventati dal professore inglese:
 

In ogni modo questa passione cominciò quando il giovane Tolkien ascoltò per caso le sue cugine Mary e Marjorie Incledon, parlare in “animalico”, un linguaggio-gioco. Siamo nel 1905, Tolkien ha solo dodici anni e trovandolo divertente decise di impararlo. L'Animalico non era altro che un linguaggio formato solo di nomi di animali e numeri inglesi per comunicare qualsiasi tipo di informazione, e anche qui non si può dire che lo scrittore non avesse la passione per la criptologia, no? Poi l'animalico fu sostituito, con l’aiuto del giovane Tolkien da un nuovo idioma, il “Nevbosh”, che rendeva irriconoscibili le parole inglesi, sostituendole con altre latine o francesi, poi però l'inversione e la storpiatura non bastarono più ai creatori del Nevbosh, che iniziarono a inventare nuovi termini, come lint ovvero “veloce”, rintracciabile anche in lingue successive tra cui il quenya. Da allora l'interesse di Tolkien per le lingue non fece che aumentare. Era affascinato dal gallese che divenne una fonte inesauribile di bei suoni e perfette costruzioni grammaticali, ma anche il finnico, il greco e l'italiano poi la sua creatività prese il sopravvento. Tolkien scrive a tal proposito: «nessuno mi crede quando dico che il mio lungo libro (Il Signore degli Anelli) è un tentativo di creare un mondo in cui una forma di linguaggio accettabile dal mio personale senso estetico possa sembrare reale. Ma è vero». Per il professore inglese le storie della Terra di Mezzo sono un espediente per dare una collocazione, fittizia, alle parole dei suoi linguaggi. Tolkien ha creato decine di idiomi tra cui i più noti sono: L'Elfico primitivo (da cui tutto ebbe inizio) Il Quenya (l'antica e cerimoniale lingua degli Elfi) Il Sindarin (l'idioma elfico di uso comune) Il Telerin (il linguaggio degli elfi Teleri) L'Adunaic (la lingua di Númenor) L'Ovestron (la lingua comune) Il Doriathrin (la madrelingua di Lúthien)

Il Nandorin (la lingua degli Elfi Verdi) Il Khuzdul (la lingua segreta dei Nani) L'Entese (la lingua degli Ent) e Il Linguaggio Nero (ideato da Sauron e parlato dagli Orchi) e molti altri. C’è chi sostiene che il Quenya(i cui caratteri sono i Tengwar) sia molto simile graficamente al Voynichese, e che anche l’Elfico Primitivo abbia molte caratteristiche in comune, ma di questo idioma finora non sono pervenute rappresentazioni grafiche. Ma se non sappiamo che forma avesse l’Elfico Primitivo, il Quenderin, sappiamo però come era fatto il Tengwar:

Ma cosa è di preciso?

Si tratta di una neografia e costituisce il sistema di trascrizione dei principali Linguaggi di Arda. Le tengwar sono i caratteri di un sistema fonetico di trascizione: come per le lettere italiane, le lettere tengwar, a differenza di quanto avviene in lingue come il francese o l'inglese, hanni un suono ben preciso. Per questo ogni tengwar non ha un suono fisso, ma esso varia a seconda dei fonemi previsti dalla lingua che si sta utilizzando. Tolkien inventò 24 lettere principali più un certo numero di lettere aggiuntive. Vi sono anche segni diacritici posti sopra o sotto le lettere per rappresentare le vocali o per abbreviare la scrittura. Le 24 lettere principali sono formate tutte da un gambo e da un arco. Il gambo può essere lungo o corto e rivolto verso l'alto o verso il basso, mentre l'arco può essere aperto o chiuso. Le tengwar vengono utilizzate per trascrivere vari linguaggi come l'Ovestron, il Quenya e il Sindarin).

Per capire meglio la profondità del lavoro sulle lingue Tolkeniane, e magari per approfondirle, è utile sapere che due riviste Vinyar Tengwar, dal numero 39 (1998), e Parma Eldalamberon, dal numero 11 (1995), sono ormai dedicate esclusivamente ad editare e pubblicare la gran massa di studi mai pubblicati di J.R.R. Tolkien riguardo la Linguistica.


Rapporti con i gesuiti

Sappiamo che il manoscritto Voynich viene venduto nel 1912 a Villa Mondragone dai gesuiti a W. Voynich. Quindi era in mano di questo ordine che, a quanto ci dice il reggente di Villa Mondragone, Prof. Giannini, appassionato della storia della villa e del manoscritto, all’epoca non aveva alcun bisogno di vendere libri e testi antichi, soprattutto per un valore di 25000$. E Tolkien che rapporto ha con la compagnia del Gesù? In una lettera il professore inglese scrive al padre gesuita Robert Murray riguardo la sua fede e le sue opere: «[...] sono un cristiano (cosa che può anche essere dedotta dalle mie storie), anzi un cattolico. Quest'ultimo fatto forse non può essere dedotto dalle mie storie; benché un critico [...] abbia affermato che le invocazioni di Elbereth e la figura di Galadriel nelle descrizioni dirette [...] siano chiaramente collegate alla devozione cattolica a Maria. Un altro ha visto nel pane da viaggio (lembas) un viaticum e nel fatto che nutre la volontà [...] e che è più efficace quando si è digiuni un riferimento all'Eucarestia. (Cioè: la gente indugia in cose molto elevate anche quando si occupa di cose meno elevate come una storia fantastica).»

Quindi i rapporti tra Tolkien e i gesuiti sono molto stretti come confermato da una successiva missiva scritta sempre al padre gesuita Robert Murray: «Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un'opera religiosa e cattolica; all'inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. Questo spiega perché non ho inserito, anzi ho tagliato, praticamente qualsiasi allusione a cose tipo la "religione", oppure culti e pratiche, nel mio mondo immaginario. Perché l'elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo. Tuttavia detto così suona molto grossolano e più presuntuoso di quanto non sia in realtà. Perché a dir la verità io consciamente ho programmato molto poco: e dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato (da quando avevo otto anni) in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so.»  Non è così difficile immaginare quindi che qualcosa possa essere filtrato dai Gesuiti nelle opere Tolkeniane, seppur a livello di ‘aiuto’ con il reperire la documentazione. Ma non si hanno prove in merito.

mercoledì 5 dicembre 2012

giovedì 8 novembre 2012

Interviste e link dei miei interventi riguardo il Codice Voynich




ALCUNE MIE INTERVISTE SUL CODICE VOYNICH



BLOG LIBERO

TERRA INCOGNITA

MITI E MISTERI

THRILLER MAGAZINE

CIPHER MYSTERIES

SPAZIO FATATO

IL COFANETTO MAGICO

TURISMO INSOLITO

LA GAZZETTA DEL MISTERO


Rassegna Stampa Celebrazioni Voynich 100






Rassenga stampa di chi ne ha parlato:

LA PROMENADE WEBZINE DI CULTURA 

VOYNICH.NU

TRACCE DI STUDIO

GHOST THEORY

IL MAMILIO

WHERE EVENT

BOING BOING

THRILLER MAGAZINE

DATE LINE ZERO

TERRA INCOGNITA

EREMON EDIZIONI

L'UNITA'



Comunicato stampa Voynich 100





COMUNICATO STAMPA VOYNICH 100









Il centenario della riscoperta del manoscritto Voynich. Questo il tema dell’incontro-dibattito che si svolgerà venerdì 11 maggio 2012, dalle ore 9.00 alle 18.00, presso la Sala degli Svizzeri di Villa Mondragone, Università di Tor Vergata, in Via Frascati 51, Monteporzio Catone, Roma.


Obiettivo dell’evento raccontare e testimoniare lo stato dell’arte delle ricerche esperite negli ultimi 100 anni sul manoscritto più misterioso del mondo. Interverranno alcuni degli studiosi più eminenti che da decenni si occupano del Codice Voynich. Dal noto ricercatore René Zandbergen allo storico Rafał Prinke, da Claudio Foti, unico autore italiano di un saggio sull’argomento a Greg Hodgins lo scienziato che ha effettuato il test al carbonio 14 sul manoscritto. Da Nick Pelling, autore di un romanzo a tema a Jorge Stolfi studioso del Voynichese, da a Gordon Rugg teorico dei manoscritti nel medioevo a Klaus Schmeh esperto di testi crittografati, da a Rich SantaColoma studioso delle ottiche applicate al Voynich a Wolfgang Lechner ricercatore dei disegni misteriosi fino a Johannes Albus che ci illustrerà l’ultima pagina del manoscritto.


Alle celebrazioni, patrocinate dal comune di Monteporzio Catone, prenderanno inoltre parte il professor Franco Giannini, presidente di Villa Mondragone, il Preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata, prof. Rino Caputo, e docenti e studenti dell’Università di Roma 2.


In chiusura, se il tempo a disposizione lo consentirà ci sarà uno spazio per le domande e per le curiosità sul Codice Voynich il manoscritto che da secoli sfida l’umanità.

Il Codice Voynich e il Sang Real










IL CODICE VOYNICH E IL SANG REAL

Articolo di Claudio Foti pubblicato febbraio 2012 su Arcana n.2




Da quando è uscito il libro il Codice da Vinci di Dan Brown molte persone hanno cominciato a comprendere che forse non tutto è ciò che sembra. Che forse la storia come ci è stata insegnata è stata un po’, come dire, “strumentalizzata”. A cominciare da quella della religione...

Senza scendere in dettagli, che qui sarebbero fuori luogo, basta farsi un’idea di quanto il ricercatore Wayne Herschel, astronomo, simbologista e co-autore del libro The Hidden Records ritiene essere il misterioso Codice Voynich. Herschel, che ha lavorato a lungo con Ove von Spaeth e Robert Bauval, non è nuovo a mappe stellari e ad antiche civilizzazioni aliene. Il ricercatore, che vive da sempre a Città del Capo, sostiene che la teoria di Bauval è applicabile su larga scala, e che comprenderebbe non solo le piramidi egiziane ma anche quelle di Tikal in Guatemala, di Teotihuacan in Messico; di Angkor in Cambogia e perfino alcune strutture vicino a Stonehenge. Ultimamente Herschel ha dichiatato di aver decifrato un importante pittogramma appartenente al grimorio La Chiave di Salomine (British Library Oriental MS 14759, XVIII secolo circa), nel quale l’autore vede le prove dell’origine celeste dell’umanità. Teoria non dissimile e corroborata anzi da una insolita illustrazione contenuta nel misterioso manoscritto Voynich che altro non sarebbe che una mappa verso il Graal. Ma andiamo con ordine: in molti sanno che Santo Graal viene da Sangreal, parola che secondo molti studiosi nel corso dei secoli fu “divisa” in due … Sang Real che significa appunto Sangue Reale. Ecco che quindi Sang Real significherebbe la linea di sangue specifica di una famiglia speciale. In altre parole un lignaggio sacro venuto dal cielo. L'umanità è sempre stata attratta dalla percezione di un Cristo come un dio fisico e la possibilità che abbia lasciato una stirpe però ci manda tutti un po’ in confusione e siamo portati a brancolare in quel territorio ove la fede si scontra con la ragione e la conoscenza. Secondo Herschel il vangelo di Giuda è una chiave di lettura fondamentale. Lungi da noi entrare in discorsi fideistici e religiosi, ci limitiamo esclusivamente a riportare quanto lo studioso sudafricano sostiene, cioè che questo Vangelo Apocrifo nasconda qualcosa di fondamentale. Un messaggio che indichi le nostre origini sacre dal cielo e come una stirpe sacra sia stata tramandata. Tutto ciò sarebbe stato davvero inscritto su una tavoletta o una pergamena, poi consegnata a Giuda per tramandare la verità? Domande a cui non abbiamo risposta. Sappiamo che la storia ci dice che Giuda fu trovato impiccato a un albero non troppo tempo dopo che Cristo fu crocifisso. Molti studiosi credono che si sia trattato di un suicidio. Difficile a dirsi, non è da escludere che possa essere stato ucciso anche lui dai Romani. Ecco perché allora il Vangelo di Giuda fu nascosto. E Giuda, successivamente fu considerato un traditore di Cristo. Secondo altri ricercatori invece Giuda fu il più fedele seguace di Gesù e probabilmente gli fu dato qualcosa che doveva proteggere, nascondere e tramandare. Un manufatto prezioso, forse, ma di cosa si trattava? Wayne trascorse mesi alla ricerca di indizi sui manoscritti segreti di reperti, ma senza successo. Poi finalmente si accorse di qualcosa di ovvio.

In tutte le raffigurazioni di Cristo, la croce sacra dietro la sua testa è spesso incisa con delle isolite stelle, una sorta di modelli, inoltre spesso è raffigurato come un piatto d'oro massiccio. Sarebbe azzardato tentare di identificare questo piatto d’oro con la parola Graal che alcune tradizioni considerano molto vicina alla parola recipiente? Il nome aveva forse un doppio significato: lignaggio e un recipiente per mangiare o bere?

Fu a questo punto che Wayne azzardò che il disco dietro il Cristo, sia stato raffigurato in questo modo per un motivo che andava al di là della cristianità. In fondo il disco solare della tradizione egiziana non era molto dissimile. Una sorta dei Sole-disco che può rappresentare anche una stella simile al Sole e un disco degli dei volanti. Secondo Wayne infatti questa sorta di piatto d'oro, dato a Giuda da Cristo, altro non sarebbe che una mappa stellare con una scritta segreta per individuare il lignaggio sacro dei nostri antenati. A tutto ciò, senza scendere nello specifico, ne analizzare la portata delle informazioni riguardo al presunto passaggio, si affianca anche la tradizione di Giovanni Battista che, come sappiamo, fu decapitato e la sua testa fu deposta su di un piatto. Altra analogia? Chi può dirlo? E’ in ogni modo, quantomeno curioso, che le opere d’arte di tutte le chiese del mondo posizionino il volto di Cristo al centro di questo misterioso piatto dorato. C’ è un messaggio? Si chiede Wayne Herschel. E’ questa la mappa per ritrovare il lignaggio sacro? Il famoso Santo Graal?

Ed è un caso che anche nei tempi maya si trovino simboli simili? Così come in quelli indù e in quelli egiziani e sumeri? Ma eccoci finalmente a noi, solo quando Wayne vide il manoscritto Voynich, trovò la risposta alle sue domande. Il Codice Voynich è dotato di una scrittura segreta e indecifrabile, che assomiglia talvolta a quella del grande Leonardo Da Vinci. Le immagini del manoscritto raffigurano ninfe- anime viaggianti nello spazio attraverso i wormhole cosmici e rappresentazioni di piante che probabilmente non sono di questo mondo. Poi su un folio particolare appare la grande croce sacra con tutti i dettagli mancanti che Wayne da tempo stava cercando. Ecco il segreto dell’empireo. Ecco la faccia del sole al centro. Ecco un gruppo di sette stelle e una piccola linea che rappresenta il sentiero del viaggio da Sole alle Pleiadi, stesso percorso scoperto dall’astronomo in molte altre antiche civiltà. Wayne crede che il sole al centro non sia altro che il piatto d’oro, il Graal, la mappa per la linea di sangue più famosa del mondo. Vi lasciamo con queste numerose immagini che sembrano corroborare la teoria di alcuni studiosi del Codice Voynich, lasciando a voi la decisione. A tutte queste rappresentazioni sono collegate, secondo Wayne, teorie culturali locali che ritengono che gli dei siano venuti dallo spazio. In particolare da una stella molto vicina alle Pleiadi.

Ecco che quindi il folio 68 recto del manoscritto Voynich sembra rappresentare la croce sacra, simbolo segreto per trovare le nostre origini celesti. Il Voynich altro non sarebbe che una mappa per tornare da dove siamo venuti e scoprire chi siamo e se il nostro sia davvero Sang Real.

Wayne Herschel va oltre azzardando perfino che questa faccia al centro della mappa altro sia la stessa faccia della sindone di Torino che Leonardo avrebbe copiato da un manoscritto segreto. Una faccia comune a quella del Dio del sole dei Maya, a quella della Sfinge, a quella del Dio del Sole Inca e anche a quella misteriosa che apparve su Marte con il nome di Cydonia. Il Codice Voynich è davvero tutto questo?