giovedì 5 febbraio 2026

 Il Codice Voynich e Wagner: affinità simboliche tra due enigmi






Sono decenni che studio il Codice Voynich, sono stato il primo nel 2008 ha pubblicare un saggio su questo libro misterioso che fu ritrovato alle porte di Roma nel 1912, di cui nessuno parlava. Ho dato molto fastidio con le mie attività di ricerca, ho attirato molte attenzioni sgradevoli di cui non immaginavo l'esistenza. Ingenuamente pensavo che ogni apporto alla scoperta e alla divulgazione di un testo così particolare sarebbe stato apprezzato da una comunità di seri e onesti ricercatori, ma sbagliavo.

Ormai sono passati tanti anni, tante le comparse in tv, Rai e altro, tanti gli articoli sui giornali e tante le conferenze. Altrettanto numerosi gli attacchi subiti negli ambiti più insospettabili. Oggi, dopo te saggi dedicati all'argomento, 3 edizioni rinnovate e ampliate, molteplici dirette e conferenze, nazionali ed internazionali, sta prendendo vita il quarto libro sul Codice Voynich e questo articolo ne è una parte fondamentale anche se non sarà incluso nel testo.




Il Manoscritto Voynich è spesso definito il libro più misterioso del mondo: un testo illustrato del XV secolo, scritto in un alfabeto sconosciuto e accompagnato da immagini botaniche, cosmologiche e anatomiche che sfuggono a ogni identificazione certa. Richard Wagner, a prima vista, sembra appartenere a un universo completamente diverso: quello dell’opera romantica ottocentesca, del teatro musicale monumentale, del mito germanico riletto in chiave moderna.

Eppure, se ci si allontana dalla ricerca di legami storici diretti e si adotta uno sguardo comparativo, emergono sorprendenti affinità strutturali e simboliche. Questo articolo esplora tali punti di contatto, non per suggerire influenze impossibili, ma per mettere in luce una comune modalità di pensiero: la costruzione di sistemi simbolici chiusi, resistenti all’interpretazione immediata.

Va detto subito che, dal punto di vista storico e documentale, non esiste alcun collegamento tra Wagner e il Codice Voynich. Il manoscritto è datato, tramite analisi al radiocarbonio, alla prima metà del XV secolo, mentre Wagner nasce nel 1813. Inoltre, il Voynich diventa noto, al grande pubblico, solo nel XX secolo, prima lo conoscevano solo i Gesuiti e Kircher.

Questo rende estremamente difficile qualunque ipotesi di influenza diretta. Le analogie che seguono vanno quindi intese come coincidenze strutturali e simboliche, non come rapporti di dipendenza.

Uno degli aspetti più affascinanti del Codice Voynich è la sua coerenza interna: la scrittura segue regole precise, con ripetizioni, variazioni e strutture che suggeriscono un sistema linguistico completo, anche se indecifrabile.

Wagner, nelle opere della maturità (in particolare Der Ring des Nibelungen e Parsifal), costruisce un linguaggio musicale e simbolico altrettanto chiuso. I leitmotiv non sono semplici temi ricorrenti, ma elementi semantici che acquistano senso solo all’interno dell’universo dell’opera.

In entrambi i casi, il significato non è immediatamente accessibile: richiede immersione, familiarità e una partecipazione attiva dell’interprete o dello spettatore.

Nel manoscritto Voynich, molte parole sembrano variazioni minime di una stessa forma base. Questo ha portato alcuni studiosi a ipotizzare strutture rituali, mnemoniche o formulari.

Il procedimento wagneriano del leitmotiv funziona in modo sorprendentemente simile: un tema ritorna, ma trasformato, caricato di nuove implicazioni emotive e narrative. La ripetizione non chiarisce, bensì approfondisce e complica.

Qui la somiglianza non è nel contenuto, ma nel processo: il senso nasce dalla variazione, non dalla spiegazione.

Le illustrazioni del Voynich mostrano una natura enigmatica: piante impossibili, radici che sembrano organi, acque attraversate da figure femminili. Non è una natura scientifica, ma simbolica e quasi sacra.

Anche in Wagner la natura è portatrice di legge e destino: il Reno, la foresta, il fuoco, l’acqua non sono sfondi, ma forze attive. Il mito diventa il linguaggio privilegiato per esprimere verità che sfuggono alla razionalità moderna.

In entrambi i casi, il sapere non è pienamente razionalizzabile: è iniziatico, parziale, spesso riservato.
Qui di seguito un estratto di una mia recente intervista su Attraverso Lo Specchio, in cui traccio la storia del codice e l'evoluzione della mia ricerca.



Il corpo femminile come luogo di trasformazione

Il Codice Voynich è popolato da figure femminili nude, immerse in fluidi o collegate a strutture tubolari e organiche. Queste immagini hanno suscitato interpretazioni mediche, alchemiche e simboliche.

Nelle opere wagneriane, il femminile svolge spesso una funzione analoga: figure come Erda, Kundry o Brünnhilde sono mediatrici di conoscenza, custodi di segreti, agenti di trasformazione. Anche qui il corpo non è realistico, ma simbolico.

Forse il punto di contatto più profondo tra Wagner e il Codice Voynich risiede nel loro rapporto con l’interpretazione. Entrambi resistono a una spiegazione definitiva. Ogni tentativo di chiarimento apre nuove domande, nuove letture, nuove ipotesi.

Questo carattere irrisolto non è un difetto, ma una parte essenziale del loro fascino. L’enigma non è solo ciò che viene osservato, ma l’esperienza stessa dell’osservare e interpretare.

Wagner e il Codice Voynich non condividono una storia comune, ma sembrano parlare a una stessa esigenza umana: dare forma all’indicibile attraverso sistemi simbolici complessi, chiusi e profondamente evocativi. Il loro dialogo è impossibile sul piano dei fatti, ma sorprendentemente fecondo su quello delle idee.

In questo senso, accostare Wagner al Voynich non significa spiegare l’uno con l’altro, ma riconoscere una comune tensione verso il mistero come forma di conoscenza.




mercoledì 21 gennaio 2026

 INTERVISTA SUL CODICE VOYNICH



Con grande piacere desidero ringraziare il canale YouTube La Tana del Bianconiglio per l’invito e per la splendida opportunità di dialogo offerta nel corso dell’intervista dedicata al saggio sul Codice Voynich che ho scritto.

È stato un confronto intenso, stimolante e condotto con rara attenzione critica: uno spazio in cui il mistero del manoscritto Voynich ha potuto essere esplorato senza sensazionalismi, ma con curiosità autentica, rigore intellettuale e apertura interdisciplinare. La qualità delle domande, la cura per i dettagli storici e simbolici e la capacità di rendere accessibili temi complessi hanno reso l’incontro non solo piacevole, ma anche profondamente arricchente.

Nel corso dell’intervista abbiamo attraversato i nodi principali del saggio: dalla natura enigmatica del manoscritto alla sua struttura, dal linguaggio indecifrato alle ipotesi interpretative che collegano immagini, segni e conoscenze antiche. Un dialogo che ha permesso di restituire al Codice Voynich la sua dimensione più affascinante: non solo un enigma da risolvere, ma un’opera che interroga il confine tra sapere, simbolo e immaginazione.

👉 L’intera intervista è disponibile al seguente link:
https://www.youtube.com/live/OEGp5qmg3Js?si=UrzUtr8ZR_i4mnVQ&t=384




Colgo inoltre l’occasione per anticipare con entusiasmo l’uscita del mio nuovo libro, “Il Codice Voynich e la Musica”, un lavoro che amplia ulteriormente la ricerca esplorando un aspetto finora poco indagato: il possibile rapporto tra il manoscritto e le strutture musicali, ritmiche e armoniche. In questo nuovo studio, il Codice Voynich viene osservato come un sistema non solo visivo o linguistico, ma anche potenzialmente “sonoro”, aprendo prospettive interpretative inedite e sorprendenti.

Un grazie sincero ancora a La Tana del Bianconiglio per lo spazio, la passione e la serietà con cui continua a proporre contenuti culturali di grande valore. È attraverso dialoghi come questo, senza censura alcuna, che il mistero diventa conoscenza condivisa e che la ricerca continua a vivere.

domenica 18 gennaio 2026

 Il Codice Voynich: La Storia della Sua Riscoperta e i Protagonisti dell'Epoca


Era da tempo che non scrivevo. Affaccendato in altre decine di iniziative giornalistiche e di reportage del mistero. Anche le vicissitudini letterarie che mi hanno colpito lo scorso luglio non hanno migliorato la situazione dei miei impegni ma, era ormai tempo di postare qualcosa di nuovo qui, su questo blog che ha visto la nascita del primo e unico saggio in lingua italiana nel lontano 2008, pubblicato da Lulu.

Molte le vicende e gli ostacoli che sin dall'ora si sono riversati su questa mia scoperta. Molti gli invidiosi e i cani che hanno cercato di azzannarmi ma infine sono uscite altre due edizioni, questa volta con Eremon nel 2010 e successivamente nel 2015.

Nel frattempo avevo organizzato il centenario della riscoperta del manoscritto Voynich in quel di Villa Mondragone, una conferenza internazionale dal titolo Voynich 100, per traguardare i cento anni di ricerca dalla sua riscoperta appunto 1912-2012- Da studioso ingenuo pensavo di fare una gran cosa per lo stato dell'arte ma, in seguito, mi ci vollero davvero poche settimane per toccare con mano quanti falchi e roditori si sono avventati, invidiosi, sull'evento.

Ma è arrivato il momento di chiudere definitivamente questa triste pagina della cultura italiana e di aprirne una nuova. E' arrivato il momento, siamo agli inizi del 2026 di raccontare, a chi ancora non lo sa, una breve storia del libro più misterioso del mondo.

Le Origini del Codice Voynich

Nel cuore della storia dei manoscritti misteriosi, uno spicca per la sua assoluta unicità e il suo enigma intricato: il Codice Voynich. Questo affascinante testo medievale, ancora oggi indecifrato, è stato al centro di uno degli enigmi più affascinanti della storia della crittografia e della paleografia. La storia del codice inizia in modo piuttosto oscuro di cui, in questi anni, ho parlato in numerose trasmissioni televisive e in Live sui vari social media, eppure è stato solo all'inizio del ventesimo secolo che la sua riscoperta ha acceso un fervente interesse accademico, portando alla sua fama mondiale.


Le origini misteriose del Codice

Il Codice Voynich è un manoscritto scritto su pergamena, contenente un testo criptico che sembra essere in una lingua sconosciuta. Oltre al testo enigmatico, il codice è illustrato con immagini stravaganti e disegni dettagliati che raffigurano piante, figure umane e scene di alchimia. Si ritiene che il manoscritto sia stato creato tra il XV e il XVI secolo, ma il suo autore rimane un mistero. Alcuni studiosi sostengono che possa trattarsi di un'opera di alchimia o di medicina, mentre altri propongono teorie più esotiche, tra cui l'ipotesi di una lingua aliena.

I primi riferimenti al Codice Voynich risalgono al tardo Rinascimento, ma il vero inizio della sua storia conosciuta avviene nel 1912, quando il mercante e bibliotecario polacco Wilfrid Voynich scoprì il manoscritto in una vecchia biblioteca gesuita nei pressi di Roma. La sua riscoperta è stata un episodio fondamentale, che ha dato il nome al codice e ha innescato una serie di eventi che hanno alimentato il suo mistero per oltre un secolo.


La Riscoperta di Wilfrid Voynich

Wilfrid Voynich non era un semplice antiquario. Nato in Polonia nel 1865, si era trasferito in Inghilterra dove intraprese la carriera di mercante di libri rari. Nel 1912, durante un viaggio a Roma, acquistò un antico manoscritto dalla Biblioteca Gesuita di Villa Mondragone nei pressi di Roma, questi gesuiti raccolti e protetti nella villa aristocratica dalla furia del costituendo Stato Italiano, avevano  già venduto altri libri di valore a collezionisti e biblioteche per andare avanti. Fu allora che questo manoscritto divenne noto come il Codice Voynich.

Quando Voynich scoprì il libro, non sapeva ancora che avrebbe dedicato la sua vita a svelarne il mistero. Il manoscritto era in condizioni relativamente buone, con copertina abbastanza resistente  e pagine ben conservate. Le sue caratteristiche principali erano evidenti: il testo incomprensibile e le illustrazioni enigmatiche. Nonostante la difficoltà iniziale nel decifrare il contenuto, Voynich intuì che il codice potesse essere un'opera di grande valore. Se il testo era stato scritto in un linguaggio sconosciuto, probabilmente aveva una grande importanza storica e culturale.

Voynich non si limitò a conservare il manoscritto, ma iniziò a intraprendere una vera e propria ricerca per svelarne i segreti. Nel 1915, pubblicò un primo resoconto sul manoscritto, intitolato "Il Codice Voynich", nel quale esprimeva la sua convinzione che il testo fosse scritto in una lingua criptata, forse in un sistema di cifratura complesso. Questa pubblicazione non solo solleticò l'interesse degli studiosi, ma diede il via a una serie di teorie che avrebbero cercato di svelare il mistero del codice.


Le Prime Teorie

Le prime teorie su cosa rappresentasse il Codice Voynich si concentrarono principalmente su due direzioni: la crittografia e la linguistica. Alcuni studiosi iniziarono a supporre che il codice fosse il risultato di una cifratura complessa, magari opera di un alchimista o di un autore misterioso che voleva nascondere un sapere segreto. Altri, invece, ipotizzarono che il codice fosse in una lingua esoterica, una sorta di "lingua degli angeli" o di un linguaggio sacro, simile a quello che si pensava potesse essere utilizzato da una setta esoterica.

Tra le teorie più suggestive vi fu quella di John Dee, l'occultista e alchimista di corte della regina Elisabetta I d'Inghilterra. Dee, noto per il suo interesse per le lingue arcane e le scienze occulte, fu uno dei primi a essere associato al Codice Voynich, sebbene non ci fosse alcuna prova diretta che avesse avuto un ruolo nella sua creazione. Tuttavia, la sua figura risuonava in modo emblematico con l'idea che il codice fosse il risultato di un sapere esoterico che doveva essere protetto da una forma di cifratura complessa.

Altri suggerirono che il codice potesse essere una sorta di "lingua artificiale", concepita da un autore che voleva creare un linguaggio che sembrasse misterioso ma che, in realtà, fosse una creazione intellettuale senza alcun significato reale. Fu durante gli anni successivi che i tentativi di decifrazione si moltiplicarono, ma nessuna delle teorie proposte riuscì a risolvere il mistero.


Il Codice Voynich Diventa Famoso

Nel corso degli anni '20 e '30, il Codice Voynich divenne sempre più noto tra gli studiosi di crittografia e linguistica. Le università e gli esperti di tutto il mondo iniziarono a esaminare il manoscritto, ma nessuno riuscì a decifrarlo. Nel 1921, un linguista esperto di crittografia, William Romaine Newbold, dichiarò di aver trovato la chiave per decifrare il codice, sostenendo che fosse un linguaggio medievale in una forma cifrata. Tuttavia, la sua teoria fu successivamente messa in discussione e non trovò ampio consenso tra gli studiosi.

Nel frattempo, la ricerca sul Codice Voynich continuò a evolversi, con il coinvolgimento di esperti da tutto il mondo, tra cui linguisti, crittografi, storici e matematici. Ogni nuovo tentativo di decifrazione generava nuove teorie, ma nessuna di esse fu in grado di fornire una soluzione definitiva. Il codice rimase un enigma irrisolto, un mistero affascinante che ha continuato a stimolare la curiosità e l'immaginazione di generazioni di ricercatori e appassionati di storia.


La Corsa alla Decifrazione – I Grandi Studiosi e le Loro Teorie

Il Codice Voynich è uno dei più grandi misteri della storia della linguistica e della crittografia. Negli anni successivi alla riscoperta del manoscritto da parte di Wilfrid Voynich, il codice attirò l'attenzione di numerosi studiosi e ricercatori, da linguisti a crittografi, tutti intenzionati a decifrarlo. Nonostante i numerosi tentativi di soluzione, il mistero del Codice Voynich è rimasto in gran parte irrisolto. In questa seconda parte, esploreremo i principali protagonisti della ricerca sul codice e le loro teorie, che hanno contribuito a creare una delle storie più affascinanti nel campo della decifrazione dei testi criptati.


La Teoria di William Romaine Newbold

Nel 1921, William Romaine Newbold, un professore di filosofia e crittografia dell'Università di Pennsylvania, fece la sua famosa affermazione riguardo al Codice Voynich: sosteneva di aver finalmente trovato la chiave per decifrare il testo. Newbold, utilizzando la sua esperienza nella crittografia, propose che il manoscritto fosse scritto in un antico linguaggio cifrato, più precisamente una variante della lingua latina medievale, codificata in un sistema criptografico che avrebbe dovuto essere comprensibile solo ai pochi iniziati.

La sua teoria si basava sull’idea che le lettere del Codice Voynich fossero anagrammi di parole latine. Newbold pensava che il testo non fosse una lingua sconosciuta, ma piuttosto una forma di latinità "distorta" attraverso un sistema di cifratura. In sostanza, la lingua del codice, secondo Newbold, non era altro che una trasposizione di una lingua che, se letta nel giusto ordine, avrebbe rivelato il suo vero significato.

Questa teoria inizialmente suscitò grande interesse, ma venne rapidamente messa in discussione da altri studiosi. La comunità scientifica non riuscì ad accogliere con convinzione le sue affermazioni. Alcuni critici sottolinearono che Newbold non avesse seguito rigidi metodi scientifici e che le sue interpretazioni fossero forzate e non sostenute da prove concrete. Nonostante ciò, la sua idea stimolò il dibattito sull’autenticità e sulla natura del manoscritto, gettando il seme per future ricerche.


La Nascita della Crittoanalisi Scientifica: Gli Anni ‘40 e ‘50

Negli anni ‘40 e ‘50, durante la Seconda Guerra Mondiale e l'immediato dopoguerra, la crittografia acquisì una nuova rilevanza grazie ai progressi delle tecnologie informatiche e ai successi delle forze alleate nella decodifica di messaggi cifrati durante il conflitto. L’interesse per la crittografia e la decifrazione del Codice Voynich si intensificò ulteriormente in questo periodo, e diversi crittografi militari iniziarono a studiare il testo.

Una delle figure più rilevanti fu Bletchley Park, la sede in Inghilterra dove i crittografi britannici avevano lavorato alla decrittazione dei codici nazisti. Sebbene non vi fosse alcuna connessione diretta tra i codici nazisti e il Codice Voynich, i metodi utilizzati per decifrare i messaggi durante la guerra portarono alcuni esperti a pensare che anche il codice di Voynich potesse essere decifrato usando tecniche simili. Tuttavia, anche i crittografi più esperti si scontrarono con un ostacolo insormontabile: la natura irregolare del testo e la sua apparentemente incoerente struttura grammaticale.

Durante questo periodo, anche studiosi come Gerard Cheshire, un linguista e crittografo, iniziarono a fare delle ipotesi sul codice. Cheshire suggerì che il testo fosse un linguaggio creato ad hoc, ma la sua teoria non ottenne il sostegno degli esperti. Nonostante la crescente attività di ricerca e le innovazioni nel campo della crittografia, il Codice Voynich continuava a resistere alla decifrazione.


La Scoperta dei Pattern nel Testo: Il Lavoro di Josephine e Yale

Il decennio successivo, negli anni '70 e '80, portò un importante avanzamento nella ricerca sul Codice Voynich grazie all'applicazione delle scoperte nel campo della linguistica computazionale. I progressi nelle capacità di calcolo elettronico permisero ai ricercatori di analizzare il testo in modo più sistematico, utilizzando le risorse matematiche per individuare pattern ricorrenti nel codice. Fu in questo periodo che gli studiosi della Yale University Library iniziarono a lavorare sul codice con l'intento di sfruttare la statistica e l'informatica per scoprire eventuali leggi alla base della struttura del testo.

Uno degli aspetti fondamentali emersi dalle analisi statistiche fu la regolarità nell’apparizione delle singole "lettere" del codice, che non erano disposte a caso. Sebbene queste lettere non corrispondessero a nessuna lingua conosciuta, l’aspetto ricorrente indicava la presenza di una struttura logica. I linguisti, quindi, cominciarono a ipotizzare che il Codice Voynich fosse in realtà una sorta di lingua "costruita" o di lingua artificiale, che aveva bisogno di una chiave per decifrarla, ma che seguiva regole grammaticali precise, non casuali.

Uno studio significativo venne condotto dalla ricercatrice Josephine S. Brown, che applicò l'analisi statistica ai caratteri nel tentativo di determinare se vi fosse una relazione tra di essi. Il suo lavoro portò a scoprire che alcune lettere si ripetevano in schemi simili a quelli delle lingue naturali. Questo fu un passo importante, poiché sgombrava il campo all'idea che  il codice non fosse semplicemente un'opera senza alcuna logica sottostante.



L’Ipotesi di un Linguaggio Simbolico

Un’altra teoria che emerse negli anni successivi fu quella del linguaggio simbolico. Secondo questa idea, il Codice Voynich potrebbe non essere un linguaggio naturale né una lingua cifrata, ma un sistema di simboli concepito per rappresentare concetti e idee in un modo completamente diverso da quello a cui siamo abituati. Questa teoria si ispirava alle opere alchemiche e filosofiche dell’epoca medievale, che spesso impiegavano simboli e allegorie per veicolare significati nascosti o esoterici.

I sostenitori di questa teoria suggerirono che il testo del Codice Voynich potesse essere un compendio di conoscenze occulte, destinate a un pubblico ristretto, forse un gruppo di alchimisti o filosofi, che avrebbero compreso il significato dei simboli. Secondo questa ipotesi, le illustrazioni presenti nel manoscritto non sarebbero state semplici decorazioni, ma vere e proprie chiavi per comprendere il contenuto criptato, rivelando conoscenze alchemiche o religiose.


La Persistente Sfida del Codice

Nonostante questi numerosi tentativi di decifrazione e le molte teorie elaborate, il Codice Voynich continua a rimanere uno dei più grandi enigmi irrisolti della storia della linguistica e della crittografia. La sua resistenza a ogni tipo di decifrazione, unita alla sua origine misteriosa e alle sue illustrazioni enigmatiche, ha fatto sì che il Codice rimanesse un oggetto di fascino e speculazione.

Gli studiosi contemporanei, tra cui esperti di crittografia e linguistica computazionale, continuano a fare nuove ipotesi, ma al momento il Codice Voynich resta una sfida intellettuale senza pari. La combinazione di linguistica, crittografia, matematica e simbolismo rimane uno degli enigmi più complessi della storia, un rompicapo che, come un puzzle incompleto, continua a stimolare l'immaginazione di chiunque vi si avventuri.


l Codice Oggi e le Nuove Tecnologie – Le Sfide Future

Dopo oltre un secolo di ricerche, il Codice Voynich continua a resistere a qualsiasi tentativo di decifrazione. Nel corso degli anni, lo studio del manoscritto ha suscitato un interesse senza pari, attirando ricercatori da tutto il mondo, tra linguisti, crittografi, storici e matematici. Tuttavia, nonostante i numerosi progressi tecnologici e teorici, il testo misterioso continua a sfidare la comprensione. Ma oggi, grazie ai progressi delle nuove tecnologie e all’impiego di metodi più sofisticati, il Codice Voynich è ancora una delle sfide più affascinanti e irrisolte nel panorama della ricerca accademica.

Negli ultimi anni, le tecnologie moderne hanno offerto nuove e potenti modalità di analisi del Codice Voynich, che vanno ben oltre le tradizionali tecniche di decifrazione manuale. Strumenti avanzati di analisi computazionale, algoritmi di intelligenza artificiale (IA) e metodi statistici sono oggi utilizzati per cercare di risolvere l’enigma, alimentando la speranza che finalmente, un giorno, il codice possa essere decifrato. La tecnologia ha portato una nuova luce sulle difficoltà e le sfide legate alla comprensione del manoscritto.

Nel 2018, ad esempio, un team di scienziati informatici dell'Università di Alberta ha applicato metodi di analisi linguistica avanzata, utilizzando algoritmi di machine learning per studiare i pattern e le strutture del Codice Voynich. I ricercatori hanno scoperto che alcune sequenze di lettere nel codice si ripetono in modi che sembrano suggerire una grammatica complessa, ma finora non sono riusciti a identificare alcuna lingua naturale a cui possano appartenere.

Inoltre, nuove tecniche di analisi statistica hanno mostrato che il codice presenta somiglianze con linguaggi umani reali. Alcuni dei pattern osservati sono compatibili con le strutture di linguaggi naturali, ma altre sequenze non sembrano avere alcun corrispettivo nelle lingue moderne o medievali. Questo fenomeno ha alimentato l’ipotesi che il Codice Voynich potrebbe essere una lingua completamente inventata o un linguaggio artificiale.

Le intelligenze artificiali stanno facendo grandi progressi nella comprensione del Codice. Algoritmi avanzati di analisi linguistica sono utilizzati per determinare la probabilità che una sequenza di lettere faccia parte di una lingua conosciuta, ma finora i risultati sono stati inconcludenti. eppure, anche con l'ausilio di software di analisi di grandi quantità di dati, gli scienziati non sono ancora riusciti a trovare una chiave universale per decifrare il testo.



Le Nuove Scoperte sul Manoscritto: Dati Sperimentali

Oltre agli sviluppi nell’ambito della crittografia e dell’intelligenza artificiale, negli ultimi anni sono stati compiuti anche significativi progressi nella datazione e nello studio fisico del Codice Voynich. I ricercatori hanno utilizzato metodi scientifici avanzati per studiare la composizione del manoscritto, come la datazione al radiocarbonio delle pergamene, che ha confermato la sua origine risalente al XV secolo. Nel 2009, un gruppo di scienziati ha applicato questo metodo al manoscritto, determinando che le pergamene su cui è scritto il Codice Voynich risalgono al periodo compreso tra il 1404 e il 1438, facendo risalire la sua creazione al tardo Medioevo. Nel Voynich 100 questa analisi è stata presentata a Villa Mondragone nell'ambito del primo centenario dello stato dell'arte delle ricerche sul Codice Voynich.

Tuttavia, nonostante questa conferma storica, le tecniche di datazione non hanno fornito alcuna nuova indicazione sul suo autore o sul suo contenuto. La continua assenza di qualsiasi riferimento storico documentato al Codice ha contribuito ad alimentare il suo mistero.

Un’altra scoperta significativa è stata fatta nel 2011, quando un team di ricercatori dell'Università di Bristol ha utilizzato la spettroscopia a infrarossi per esaminare la composizione dell'inchiostro usato nel manoscritto. I risultati hanno rivelato che l'inchiostro era composto da una miscela di elementi chimici che corrispondono a quelli usati nei periodi medievali, ma che non corrispondono a nessun tipo di inchiostro comune o noto in quel periodo.

Purtroppo, anche questi avanzamenti scientifici non sono riusciti a risolvere il mistero della lingua criptata, confermando che l'enigma del Codice Voynich non è solo una questione di datazione o di analisi materiale, ma dipende da una comprensione linguistica che ancora sfugge.


Le Teorie Più Recenti: La Scienza e la Fantascienza

Le teorie sul Codice Voynich continuano ad evolversi, alimentando discussioni e dibattiti tra scienziati, linguisti e appassionati. Una delle teorie più affascinanti e allo stesso tempo bizzarre, proposta negli ultimi anni, è quella che associa il Codice a lingue extraterrestri. L’idea che il Codice Voynich possa essere una lingua aliena è una delle più fantasiose, ma è stata sollevata da alcuni appassionati che credono che il manoscritto rappresenti un messaggio criptato da civiltà extraterrestri. Sebbene questa teoria sia stata accolta con scetticismo, essa rimane una curiosità popolare, alimentata da un fascino collettivo per l’ignoto e l'inspiegabile.

Altre teorie recenti propongono che il Codice Voynich possa essere il prodotto di un linguaggio artificiale, progettato da un autore che voleva creare un linguaggio che non fosse legato a nessuna lingua naturale conosciuta. In questo caso, il Codice potrebbe essere il risultato di un esperimento linguistico, un testo che gioca con le leggi della grammatica e della sintassi senza appartenere realmente a una lingua umana.

In un'altra direzione, alcuni studiosi hanno ipotizzato che il Codice fosse un prodotto della psicologia medievale, un modo per esplorare il subconscio attraverso un linguaggio simbolico, quasi un prototipo di quelle che sarebbero state le scoperte sulla psicanalisi secoli dopo. In questo caso, le illustrazioni non sarebbero semplicemente decorazioni o allegorie alchemiche, ma piuttosto espressioni visive di un linguaggio interiore.

Quindi, a oltre 100 anni dalla sua riscoperta, il Codice Voynich continua a essere uno dei più grandi misteri della storia umana. Nonostante i progressi delle scienze, della crittografia e delle tecnologie computazionali, il testo sfugge ancora alla comprensione. Le teorie sul suo significato spaziano da ipotesi storiche e linguistiche plausibili a idee più fantasiose, ma nessuna è stata in grado di svelare completamente il suo segreto.

Forse il Codice Voynich è destinato a rimanere un enigma, come una sorta di sfida intellettuale che continuerà a stimolare la curiosità di chi si addentra nel suo studio. La sua resistenza alla decifrazione è ciò che ne ha garantito la fama, alimentando la fascinazione collettiva per i misteri irrisolti. In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia e dalla razionalità, il Codice Voynich rimane un simbolo di ciò che non possiamo ancora comprendere, un monito che alcuni misteri sono così profondi da sfuggire per sempre alla nostra conoscenza.

Ma forse, un giorno, una nuova scoperta, una nuova tecnologia, o un’intuizione brillante potrebbero svelare finalmente il segreto del Codice Voynich, restituendo al mondo un capitolo misterioso e affascinante della nostra storia culturale.

E fino a quel momento, il Codice continuerà a rimanere un enigma, una fonte di ispirazione per scienziati, scrittori e appassionati di tutto il mondo, un simbolo della ricerca incessante del sapere e dell'incertezza che definisce ogni grande mistero.

venerdì 12 dicembre 2025

 Anne Nill



Sebbene spesso etichettata semplicemente come la segretaria di Wilfrid Voynich, Anne Nill era molto più di questo. Figlia di un immigrato tedesco a Buffalo, New York, Anne aveva una vorace sete di apprendimento fin dagli anni della scuola, frequentando corsi aggiuntivi di stenografia e dattilografia durante il liceo. Tuttavia, la mancanza di risorse economiche familiari le impedì di frequentare l'università. Nel 1919 lavorava nell'ufficio newyorkese di Voynich e dal 1921 lo accompagnò in viaggi quasi annuali in Europa per acquistare manoscritti per il mercato americano. Mentre si trovava in città, colse anche l'opportunità di seguire corsi alla Columbia University che comprendevano latino, francese, italiano, letteratura e storia, poiché "in un modo o nell'altro avevano un impatto diretto sul mio lavoro con il signor Voynich".

Quando la salute di Voynich peggiorò alla fine degli anni '20, Anne prese sempre più in mano l'attività, redigendo descrizioni, tenendo il passo con la corrispondenza e mantenendo i contatti con il suo ufficio londinese. Dopo la sua morte, nel 1930, Anne mantenne a galla l'attività, non solo vendendo i libri in magazzino, ma anche acquistando nuovi libri da vendere. Andò a vivere con Ethel Voynich, per la quale fu una sorta di assistente e compagna. Insieme a Ethel, continuò a coltivare l'interesse accademico per il Manoscritto Voynich e cercò di trovarne un potenziale acquirente. Negli anni successivi, lavorò sia come bibliografa (anche per il libraio H. P. Kraus per un certo periodo) sia per il Comune, presso l'ufficio previdenziale.

Alla morte di Ethel, nel 1960, le rimase il manoscritto Voynich. Riuscì a venderlo a Kraus l'anno successivo, a condizione che, se l'avesse venduto, avrebbe diviso i profitti con lei. Purtroppo, Nill morì lo stesso anno. Sebbene lasciata a languire tra le pagine delle lettere per molti anni, in gran parte sconosciuta al resto del mondo, la sua opera costituì una parte importante della rete di donne che sosteneva l'attività di Wilfrid Voynich.


sabato 19 ottobre 2024

 Il Codice Voynich tra Mito e Storia 


In definitiva, la corte di Rodolfo II rappresenta un contesto storico perfetto per un manoscritto come il Codice Voynich. La curiosità insaziabile del sovrano per il misterioso e l’occulto, la sua passione per l’alchimia e la magia, e la presenza di intellettuali come John Dee e Giambattista della Porta alimentano l’idea che il Codice avrebbe potuto essere conservato nella sua corte. Non è difficile immaginare come un libro che sembrava contenere conoscenze arcane o alchemiche potesse destare l'interesse di un imperatore che vedeva nella scienza e nell’esoterismo una chiave per risolvere i misteri dell’universo.

Il Codice Voynich, con la sua lingua indecifrabile e le sue immagini enigmatiche, potrebbe essere stato visto da Rodolfo II non solo come un oggetto di collezione, ma come una porta verso una conoscenza segreta, che forse nemmeno lui riuscì mai a decifrare. Anche se la verità su come il Codice sia giunto nelle mani di Wilfrid Voynich rimane un mistero, le connessioni tra la corte di Rodolfo II e la figura di John Kelly potrebbero offrire spunti affascinanti su come e perché il Codice sia stato conservato, studiato e, infine, presentato al mondo.

Rodolfo II rimane una figura enigmatica, un sovrano che mescolava la politica con la magia, la scienza con il mistero, e che potrebbe aver avuto un ruolo cruciale nella conservazione di uno dei più grandi misteri della storia della scrittura: il Codice Voynich.

mercoledì 19 giugno 2024

 John Kelly e il Legame con il Codice Voynich


Il nome di John Kelly è legato al Codice Voynich grazie alla sua figura di libraio e antiquario. Kelly, di origine irlandese, lavorò a stretto contatto con Wilfrid Voynich, il celebre mercante di libri rari, nel tardo XIX secolo, quando il Codice fu acquisito dalla collezione di Voynich.


John Kelly: Il Libraio e l'Acquisto del Codice Voynich

Nel 1912, Wilfrid Voynich, durante una delle sue ricerche di libri rari e manoscritti antichi, acquisì il Codice Voynich attraverso una vendita di manoscritti provenienti dalla biblioteca dell'abbazia di Wilfrid of Czechoslovakia. Ma John Kelly, che lavorava come libraio sotto la direzione di Voynich, ebbe un ruolo fondamentale nel far arrivare il Codice nella circolazione moderna. Kelly aiutò Wilfrid a documentare e cercare di decifrare i misteriosi simboli del manoscritto, purtroppo senza successo.

La connessione tra Kelly e il Codice Voynich non si limita solo alla sua acquisizione: alcuni suggeriscono che Kelly stesso, con il suo background nell'antiquariato e nella raccolta di oggetti rari, fosse in possesso di una conoscenza approfondita del Codice. Alcuni studiosi ipotizzano che Kelly potesse essere stato coinvolto nell’autenticazione del Codice o che avesse informazioni sulla sua provenienza che non sono mai state rivelate.


Un Possibile Collegamento con la Corte di Rodolfo II?

Nonostante il legame più diretto di Kelly con la scoperta del Codice nel XX secolo, è intrigante pensare che il manoscritto fosse legato alla corte di Rodolfo II già in tempi più remoti. La leggenda suggerisce che il Codice Voynich potesse essere stato parte delle collezioni esoteriche del sovrano, dove, appunto, libri misteriosi e oggetti di valore esoterico venivano custoditi. Se così fosse, la figura di Kelly potrebbe anche avere un legame più complesso con il passato del Codice, come qualcuno che potrebbe aver ereditato conoscenze o contatti da un'epoca in cui il Codice veniva studiato dai più grandi esoteristi dell’epoca.

Nonostante non ci siano prove documentate certe di questo legame, è possibile che Kelly e Wilfrid Voynich abbiano trovato tracce della connessione tra il Codice e la corte imperiale attraverso l'analisi dei simboli e delle immagini contenute nel libro. Alcuni studiosi sostengono che le illustrazioni botaniche del Codice potrebbero contenere riferimenti simbolici all’alchimia o altre scienze occulte che erano di interesse a Rodolfo II, suggerendo una continuità tra il periodo in cui l’imperatore possedeva il manoscritto e il periodo di Wilfrid e Kelly.

venerdì 19 gennaio 2024

RODOLFO II 


La figura di Rodolfo II d’Asburgo è una delle più affascinanti del tardo Rinascimento, un imperatore che non solo governò il Sacro Romano Impero, ma divenne anche una figura centrale nell'esoterismo e nella ricerca alchemica dell'epoca. Il suo regno fu caratterizzato dalla costante interazione tra scienza, arte, magia e occultismo. In questo contesto, l’interesse di Rodolfo II per la magia e le scienze occulte gioca un ruolo fondamentale nel mistero che circonda il Codice Voynich. Ma il legame di questa figura storica con il Codice non si ferma qui. Anche se la connessione diretta tra Rodolfo II e il manoscritto rimane solo una teoria, ci sono molti punti di contatto, tra cui la figura di John Kelly, un altro personaggio chiave che sembra essere legato al mistero del Codice. In questo articolo, esploreremo la figura di Rodolfo II, il suo interesse per la magia e come John Kelly potrebbe essere connesso al Codice Voynich, con date certe e riferimenti storici documentati.


Rodolfo II – Magia, Alchimia e Scienze Occulte

Rodolfo II d’Asburgo, nato nel 1552 e salito al trono nel 1576, è spesso ricordato non solo per essere stato un sovrano delle terre imperiali, ma anche per il suo legame profondo con l’esoterismo, l’alchimia, e la magia. La corte di Praga, sua residenza, divenne un centro fiorente di attività esoteriche e occulte. Un aspetto centrale della sua personalità era proprio questa curiosità insaziabile per l'occulto e per la conoscenza nascosta. Non è quindi sorprendente che figure come Giambattista della Porta, John Dee, e Tycho Brahe abbiano trovato rifugio alla sua corte.


La Passione per l'Alchimia e la Magia

La sua passione per l’alchimia lo portò ad accumulare una vastissima collezione di libri e manoscritti esoterici, che includevano trattati di alchimia, astrologia e magia. Alcuni storici suggeriscono che l’interesse di Rodolfo II per l’alchimia non fosse solo teorico: pare che il sovrano avesse un laboratorio alchemico a Praga, dove si tentavano esperimenti per creare la pietra filosofale, la mitica sostanza in grado di trasmutare i metalli in oro e di conferire l’immortalità.

L’alchimia, per Rodolfo, non rappresentava solo un’arte pratica, ma anche un viaggio spirituale e filosofico verso la scoperta dei misteri nascosti dell’universo. In un contesto simile, l’interesse per il Codice Voynich, un manoscritto misterioso che sembra contenere formule e simboli che sfidano ogni comprensione, avrebbe perfettamente rientrato nel suo campo d’interesse.


Gli Occultisti alla Corte di Rodolfo II

Alla corte di Rodolfo II, la figura di John Dee, matematico, astrologo e alchimista inglese, è particolarmente significativa. Dee, che aveva servito come consigliere esoterico per la regina Elisabetta I, fu uno degli alchimisti più influenti del periodo. Dopo il suo allontanamento dalla corte inglese, Dee si rifugiò in Europa, dove cercò di entrare nelle grazie di Rodolfo II. Si ritiene che Dee abbia intrattenuto uno stretto legame con Rodolfo, ed è documentato che John Dee possedesse una libreria segreta di testi alchemici e astrologici che potrebbe aver influenzato le collezioni di Rodolfo II.

Se consideriamo il contesto in cui si trovavano Rodolfo II e i suoi collaboratori, è facile immaginare come un manoscritto enigmatico e misterioso come il Codice Voynich avrebbe trovato il suo posto in una corte che alimentava e celebrava la ricerca di segreti e conoscenze proibite.

giovedì 10 agosto 2023

 Ethel Lilian Voynich: Una Vita di Musica, Rivoluzione e Mistero



Ethel Lilian Voynich (nata Boole) è una figura straordinaria che ha vissuto una vita ricca di passione per la musica, l'attivismo politico e la letteratura. Nata a Ballintemple, Cork, in Irlanda, nel 1864, in una famiglia di matematici e filosofi, Ethel ha avuto una giovinezza tutt'altro che serena, segnata da un'infanzia difficile che avrebbe poi influenzato la sua produzione letteraria. Sebbene oggi sia principalmente ricordata come la moglie di Wilfrid Michael Voynich, il mercante di libri rari e collezionista che scoprì il celebre Codice Voynich, la sua carriera personale e intellettuale merita di essere esplorata più a fondo. Dalle sue esperienze giovanili in Irlanda, passando per il suo coinvolgimento con la politica rivoluzionaria, fino alla sua eredità come scrittrice e musicista, Ethel Lilian Voynich è stata una donna di grande talento e determinazione.


La Giovinezza e gli Anni in Russia: Un'Iniziazione alla Rivoluzione

Ethel Lilian nacque in una famiglia che nutriva un profondo rispetto per la razionalità e la logica: suo padre, George Boole, era un famoso matematico e logico, noto per aver sviluppato il sistema che oggi chiamiamo algebra booleana, fondamentale per la matematica computazionale. Nonostante la brillantezza della sua famiglia, Ethel ebbe un'infanzia difficile, segnata dalla morte prematura di suo padre, che lasciò un vuoto emotivo profondo. Questo periodo buio della sua vita fu elaborato in uno dei suoi primi lavori letterari, il romanzo Jack Raymond (1901), che riflette temi di solitudine, ricerca di sé e lotte interiori.

Quando compì diciotto anni, Ethel ereditò una considerevole somma di denaro che le permise di trasferirsi a Berlino per studiare musica. Il suo amore per l’arte e per la cultura la portò anche a un'intensa carriera musicale. Tuttavia, la sua formazione musicale si intrecciò con una serie di esperienze che la segnarono per tutta la vita, tra cui il suo coinvolgimento con la politica rivoluzionaria russa.

Nel 1890, Ethel si recò in Russia, dove lavorò come governante e assistente infermiera. Qui, in mezzo alle tensioni politiche e sociali, sviluppò una forte affinità con la causa dei rivoluzionari, che la portarono a diventare una fervente sostenitrice della lotta per la giustizia sociale. Durante il suo soggiorno in Russia, ebbe anche un incontro fortuito con Maria Tsebrikova, una scrittrice e critica letteraria, che avrebbe influenzato profondamente il suo pensiero. Ethel, sempre pronta a lottare per la libertà di espressione, non esitò a compiere un atto di resistenza portando con sé clandestinamente i manoscritti di Tsebrikova quando tornò a Londra.


Un Matrimonio e una Vita a Due con Wilfrid Voynich

Nel 1890, Ethel Lilian incontrò Wilfrid Michael Voynich, un uomo che, pur non avendo ancora acquisito notorietà per la scoperta del celebre Codice Voynich, stava già costruendo una carriera come mercante di libri rari. La coppia si unì non solo nell'amore, ma anche nel desiderio di combattere per cause politiche, intellettuali e culturali. Wilfrid, infatti, era un uomo affascinato dal mistero e dalla ricerca storica, mentre Ethel lo affascinava con la sua passione per la musica e la letteratura.

Nel 1902, Ethel sposò ufficialmente Wilfrid, e la loro vita insieme fu caratterizzata da un impegno reciproco nei campi della cultura, della politica e della ricerca. Wilfrid acquistò, tra le sue numerose acquisizioni, il misterioso Codice Voynich, un manoscritto medievale intricato che nessuno è riuscito a decifrare. Mentre Wilfrid si dedicava a cercare di scoprire il segreto del manoscritto, Ethel intraprese una propria indagine, studiando in particolare gli aspetti botanici e le illustrazioni del Codice, dimostrando così un interesse profondo per la scienza e la natura, oltre che per l’aspetto linguistico.

Durante la sua vita con Wilfrid, Ethel continuò a dedicarsi alla musica, sia come compositrice che come interprete. La sua passione per la musica non venne mai meno, e la sua carriera musicale si intrecciò in maniera complementare con la sua attività letteraria. Nel contempo, il suo amore per la politica rimase forte, così come il suo impegno per le cause rivoluzionarie, che la portò a mantenere rapporti con vari intellettuali e movimenti di riforma sociale, soprattutto russi.


L’Eredità Letteraria e il Successo di The Gadfly

Sebbene Ethel fosse fortemente legata al marito e al Codice Voynich, non fu solo per il suo ruolo di moglie che entrò nella storia. La sua opera letteraria, in particolare il romanzo The Gadfly (1895), la rese famosa. Questo romanzo, che racconta la storia di un giovane uomo coinvolto in una lotta politica e personale contro un regime oppressivo, rispecchia le sue idee e il suo impegno politico. Ambientato nell'Italia del XIX secolo, The Gadfly è una tragica storia d’amore e di rivoluzione che esplora temi di libertà e sacrificio.

Il libro divenne molto popolare, specialmente in Unione Sovietica, dove venne letto come una sorta di simbolo della lotta contro l'oppressione. Con il passare degli anni, The Gadfly fu adattato in numerose produzioni teatrali, operistiche e cinematografiche, guadagnando una fama che la rese una delle autrici più letture del suo tempo. Nonostante la sua popolarità, però, Ethel non riuscì mai a ottenere il riconoscimento che meritava nel mondo anglofono, mentre in Russia il suo lavoro veniva celebrato.

Oltre a The Gadfly, Ethel scrisse anche altre opere, tra cui Jack Raymond (1901), che rifletteva le sue difficoltà personali e familiari, e si dedicò alla traduzione di opere letterarie russe, consolidando ulteriormente il suo legame con la cultura di quel paese. Inoltre, nel corso della sua vita, Ethel curò l’edizione definitiva delle lettere di Chopin, un altro segno della sua passione per la musica e la sua attenzione per i dettagli storici.


La Morte di Wilfrid e gli Anni Successivi

Dopo la morte del marito Wilfrid nel 1930, Ethel e Anne Nill, segretaria e collaboratrice di Wilfrid, continuarono a gestire il negozio di libri rari, cercando invano di vendere il misterioso Codice Voynich. Nonostante i tentativi, il Codice rimase, come sempre, irrisolto e privo di un acquirente disposto a pagarne il prezzo. Negli anni successivi, Ethel si concentrò sempre più sullo studio delle piante presenti nel Codice, approfondendo un aspetto che l'aveva sempre affascinata.

Nel corso della sua vita, Ethel Lilian Voynich ha continuato a scrivere, tradurre, e dedicarsi alla musica. Nonostante il suo grande successo in Unione Sovietica e il suo impegno intellettuale, la sua figura è scivolata lentamente nell'oblio nel mondo anglofono. Tuttavia, il suo lascito culturale rimane significativo, e le sue opere continuano a essere apprezzate in tutto il mondo, con una popolarità che non ha mai conosciuto limiti di tempo e spazio.

Quindi Ethel Lilian Voynich è stata molto più della moglie del misterioso Wilfrid Voynich. La sua carriera letteraria e musicale, il suo impegno politico e rivoluzionario, e la sua profonda curiosità intellettuale la rendono una figura di grande importanza nella storia della cultura del XIX e XX secolo. Sebbene il suo nome sia ormai meno conosciuto rispetto a quello del marito, il suo lavoro ha lasciato un’impronta indelebile, e il suo impegno per le cause politiche e sociali continua a ispirare nuove generazioni di lettori e studiosi.

In un mondo che si sta sempre più concentrando sulla decifrazione del misterioso Codice Voynich, non dobbiamo dimenticare che dietro quel mistero c'era una donna con una vita straordinaria, che ha vissuto intensamente e che ha contribuito al panorama culturale e politico del suo tempo.

domenica 19 marzo 2023

 Il Codice Voynich alla Corte di Rodolfo II 

Un Mysterium nella Corte Imperiale 4



Non c'è certezza che il Codice Voynich sia effettivamente giunto a Praga durante il regno di Rodolfo II, ma le circostanze della sua corte, così come l’interesse dell’imperatore per l’occulto, rendono questa teoria particolarmente affascinante. Se il Codice fosse davvero arrivato a Praga, avrebbe potuto suscitare l’interesse di Rodolfo, che amava circondarsi di oggetti misteriosi e segreti, e che vedeva in ogni manoscritto una possibilità di conoscenza nascosta.

L’atmosfera nella corte di Rodolfo II era sicuramente favorevole all’emergere di oggetti come il Codice Voynich. La sua eccentrica passione per la magia, l’alchimia e le scienze occulte potrebbe averlo indotto a vedere nel Codice una vera e propria miniera di conoscenza esoterica. Il Codice, con le sue immagini botaniche, astrologiche e misteriose, avrebbe ben potuto sembrare un’opera alchemica o un trattato esoterico capace di risvegliare il suo interesse.

L’imperatore, dunque, non solo era un appassionato di curiosità naturali e scientifiche, ma era anche un uomo alla ricerca di segreti nascosti nell'universo, e il Codice Voynich avrebbe potuto essere visto come una delle chiavi per accedere a queste conoscenze segrete.

In conclusione, la corte di Rodolfo II d’Asburgo rappresentava un mondo in cui il mistero, l’occulto e la scienza si mescolavano, creando l’ambiente ideale per la nascita o la circolazione di opere enigmatiche come il Codice Voynich. La leggenda che associa il Codice a questa corte affascinante e bizzarra non è solo il frutto della fantasia, ma si inserisce in un contesto storico che vede un sovrano appassionato di misteri e di segreti, sempre alla ricerca di nuove conoscenze.

mercoledì 19 gennaio 2022

 La Corte di Rodolfo II e le Meraviglie (Mirabilia) 3


La corte di Rodolfo II non era solo un centro di cultura, ma anche un luogo di stranezza e meraviglia. L’imperatore circondava sé stesso e la sua corte di oggetti straordinari, alcuni dei quali avevano forti connotazioni esoteriche. Questi “mirabilia” (meraviglie), come venivano chiamati, erano rarità che rappresentavano la curiosità per l’insolito, ma anche il desiderio di scoprire nuove conoscenze.


La Collezione di Curiosità Naturali e Artistiche

La corte imperiale di Praga ospitava una vasta gamma di oggetti che spaziavano dalle collezioni scientifiche a quelle artistiche. Tra le “mirabilia” più celebri vi erano gli strumenti scientifici, tra cui alcuni dei primi telescopi e astrolabi, ma anche oggetti d’arte e stranezze naturali come fossili, piante esotiche, e animali rari provenienti da tutto il mondo.

Tra gli oggetti più misteriosi della corte c’erano anche i manoscritti rari, alcuni dei quali riguardavano discipline occulte come l’alchimia, l'astrologia, e la magia. In effetti, Rodolfo II aveva una passione per l'acquisizione di libri rarissimi, molti dei quali provenivano da fonti misteriose o sconosciute. È qui che possiamo ipotizzare che il Codice Voynich, con la sua struttura enigmatica e il suo contenuto arcano, possa essere stato accolto come parte di questa collezione di misteri.


Il Giardino Alchemico e il Laboratorio Imperiale

Un altro elemento importante della corte di Rodolfo II era il suo giardino alchemico e il laboratorio scientifico, dove si svolgevano esperimenti di alchimia e magia. I laboratori dell’imperatore, gestiti dai suoi alchimisti e maghi di corte, erano luoghi in cui si tentavano esperimenti per realizzare la pietra filosofale e per trasformare i metalli in oro. È interessante notare che molti dei libri e degli oggetti acquisiti da Rodolfo II riguardavano proprio la pratica dell’alchimia e il mistero delle scienze occulte. In questo ambiente carico di sperimentazione e curiosità, il Codice Voynich avrebbe trovato un terreno fertile, magari visto come un testo alchemico o esoterico, un’opera contenente segreti misteriosi e nascosti.


lunedì 18 gennaio 2021

 

La Corte di Rodolfo II e il Mistero del Codice Voynich 2




Rodolfo II d'Asburgo è stato uno degli imperatori più affascinanti e bizzarri della storia europea. Figlio dell’imperatore Massimiliano II, Rodolfo salì al trono del Sacro Romano Impero nel 1576, ma la sua vita e il suo regno sono ricordati non tanto per le sue gesta militari o politiche, ma per l'incredibile eccentricità che lo contraddistingueva. Nel suo regno, Rodolfo II non fu solo un monarca, ma anche un mecenate, un collezionista e un uomo di grande curiosità scientifica, sebbene spesso le sue passioni sfociassero in ambiti poco ortodossi.

L’Interesse per la Magia e l’Alchimia
La corte di Rodolfo II, situata a Praga, divenne nel corso degli anni un epicentro di conoscenza esoterica, dove alchimisti, astrologi, filosofi naturali e maghi si riunivano. Rodolfo stesso era affascinato dalla magia, dall’alchimia, dall’astrologia e da tutte quelle scienze che oggi definiremmo “occulte” o “esoteriche”. Nonostante la sua posizione di potere, l’imperatore nutriva un interesse profondo per gli studi che allora erano considerati marginali, spesso fuori dalle convenzioni accademiche del tempo.

Rodolfo II non si limitava a leggere libri su questi temi: li metteva in pratica. L’imperatore aveva un laboratorio alchemico a disposizione, dove esperti alchimisti e astrologi tentavano di realizzare la pietra filosofale, la sostanza leggendaria in grado di trasmutare i metalli in oro e di garantire l’immortalità. Tra i suoi collaboratori più noti c’era Giambattista della Porta, un celebre mago e scienziato, e John Dee, un occultista inglese e consigliere della regina Elisabetta I, che divenne uno degli ospiti più illustri della corte di Rodolfo.
Il suo interesse per l’alchimia e la magia potrebbe anche spiegare l’attrazione che il Codice Voynich avrebbe potuto esercitare su di lui. Non solo un libro misterioso, ma un manoscritto che sembrava contenere conoscenze segrete, proprio ciò che Rodolfo amava circondare di mistero nella sua corte.

Rodolfo II come Collezionista di Meraviglie
Rodolfo II non si limitò a essere un sovrano interessato a scienze e arti: la sua corte divenne famosa anche per la sua collezione di rarità e oggetti curiosi, che arricchivano la sua curiosità per il mondo misterioso. La sua residenza imperiale di Praga si trasformò in un vero e proprio museo di meraviglie, un luogo dove l’arte e la scienza si incontravano con l’occulto.
Rodolfo II non solo accumulava oggetti d'arte e curiosità, ma li studiava, cercando di comprendere il loro significato e il loro potenziale. La sua collezione includeva astri e telescopi, oggetti astronomici e scientifici, ma anche rari manoscritti, libri misteriosi e opere di esoterismo. In questo contesto, non c’è da stupirsi che il Codice Voynich, con il suo aspetto arcano e le sue illustrazioni bizzarre, potesse facilmente catturare l’interesse di un uomo come Rodolfo, desideroso di circondarsi di oggetti che sfidavano la razionalità e che alimentavano la sua curiosità per l’occulto.
Inoltre, la corte di Rodolfo II divenne il rifugio di alcuni dei più grandi geni scientifici e artistici dell’epoca, tra cui Tycho Brahe, il grande astronomo danese che vi lavorò per anni, e Johannes Kepler, il celebre matematico e astronomo. Tuttavia, a differenza di altri sovrani, Rodolfo non cercava di usare la scienza solo come strumento di potere: il suo interesse per la ricerca e la conoscenza sembrava davvero alimentato da un sincero desiderio di capire i misteri dell’universo.

sabato 18 gennaio 2020

La Corte di Rodolfo II e il Mistero del Codice Voynich 1


Il Codice Voynich, uno dei manoscritti più enigmatici della storia, ha affascinato generazioni di studiosi, crittografi e appassionati di misteri irrisolti. Tra le numerose teorie che tentano di spiegare la sua origine e il suo contenuto, una delle più intriganti è quella che lo lega alla corte di Rodolfo II d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero dal 1576 al 1612. In un’epoca dominata da esplorazioni scientifiche, curiosità intellettuale, e alchimie, la corte di Rodolfo II divenne un rifugio per menti brillanti, ma anche per personaggi eccentrici e misteriosi, creando un ambiente ideale per l’emergere di curiosità e oggetti altrettanto bizzarri. La leggenda vuole che proprio in questa corte si celasse il Codice Voynich, un libro che avrebbe potuto attirare l’attenzione di un sovrano come Rodolfo, che sembrava avere una predilezione per l’insolito, il magico e l'arcano.

Cominciamo quindi ad esplorare la corte di Rodolfo II e il contesto storico e culturale in cui il Codice Voynich potrebbe essere giunto nelle mani dell'imperatore. Divideremo il nostro viaggio in tre parti: nella prima, ci concentreremo su Rodolfo II, la sua personalità eccentrica e la sua corte straordinaria; nella seconda, analizzeremo alcune delle meraviglie (mirabilia) che popolavano la corte imperiale, come la collezione di oggetti misteriosi e strani che potrebbero aver avuto un ruolo nel mistero del Codice Voynich; nella terza parte, cercheremo di tracciare un possibile collegamento tra il Codice e l’atmosfera che caratterizzava l’imperatore e la sua corte.

lunedì 21 gennaio 2019



Curiose Somiglianze con la Mappa dei Cieli








Curioso come il libro, anzi il codex intitolato Pheanomena di Aratus di cui qui sotto potete apprezzare un'imamgine, conservato alla biblioteca municipale di Boulogne-sur-mer (MS188, folio 20v-30 ecco la pagina in questione), scritto nel X secolo, quindi antecedente al Codice Voynich abbia questo immagine molto simile a quelle della Sezione Archeologica del Codice Voynich.


Testo questo ben noto a Poggio Bracciolini, segretario del Papa, che aveva riscoperto l’Astronomicon di Manlio che era correlato al manoscritto di Arato di Soli e anche a quello di Eudosso di Cnido. Scritto nel terzo secolo a. C dal poeta Arato di Soli intitolato Phaenomena è un poema "scientifico" di 1.154 versi basato su un lavoro precedente del titolo Sami dall'astronomo greco Eudosso di Cnido (ca. 370 aC). Seguendo Eudosso, Arato espone una descrizione sistematica delle costellazioni e dei loro luoghi nei cieli. Come dimostra l'immagine, questa visione sosteneva che la terra fosse una sfera situata al centro di un regno celeste anch'esso concepito come sferico.
Il lavoro di Aratus divenne estremamente popolare dopo la prima metà del secolo, quando Copernico postulò che la terra ruotasse attorno al sole rivoluzionando il pensiero dell'universo. Durante il periodo Romano, il Fenomeno fu tradotto in latino da diversi autori, tra cui Cicerone. 
Il poema didascalico originale è composto come detto di 1154 versi divisi in due parti: Phainòmena la prima, Diosemeîa la seconda, da cui i termini Fenomeni e Pronostici con cui furono già chiamate da Cicerone. 
Nei vv. 1-18 si ha un Proemio con invocazione a Zeus e alle Muse. Qui si spiega il ruolo regolatore del Cielo, soprattutto delle costellazioni, rigurado la quotidianità della vita degli uomini, e in seguito c’è la canonica invocazione a Zeus.
Nei vv. 19-450 c’è la descrizione della mappa celeste.
Nei vv.451-461 abbiamo la transizione ai vv. 462-558, ossia la descrizione dei quattro cerchi utili per il calcolo dell'anno.
Con i vv. 732-757 termina la parte astronomica e si introduce quella meteorologica.
Nei vv. 773-1154, Arato tratta i giorni nel mese lunare, i giorni siderali e dell'anno solare, il ciclo metonico, il movimento diurno e la separazione dei regni di Poseidone e di Zeus. 

Il manoscritto da cui proviene l’immagine prende in prestito il testo da una di queste versioni latine. L'immagine che il folio presenta rivela le sue origini pre-copernicane; l’opera fu creata in un momento in cui scienza, religione e occulto erano intrecciati inestricabilmente. Gli emblemi dei dodici segni dello zodiaco sono giustapposti con le rappresentazioni dei pianeti, sia intesa come creazione di Dio e manifestazioni l'ordine imposto Egli è il cielo e la terra. 




















La domanda a questo punto è: Poggio Bracciolini, che sicuramente conosceva sia Arato che Eudosso, come dimostra la riscoperta che fece dell’Astronomicon di Manlio, può essersi ispirato a questo testo successivo del X e XI secolo per ‘compilare’ il Codice Voynich? Non lo sappiamo, ma non si può escluderlo, vista la sua conoscenza di manoscritti antichi. 





Fate un salto su http://www.learner.org/courses/globalart/work/220/zoom.html

martedì 6 febbraio 2018

IL CODICE VOYNICH È SCRITTO IN EBRAICO?


Due studiosi canadesi affermano di essere riusciti a decifrare il libro più misterioso del mondo. Dopo aver usato l'intelligenza artificiale e sofisticati algoritmi i ricercatori dell'Università dell’Alberta hanno ipotizzato che il testo, vecchio di almeno 600 anni, ancora segreto e incomprensibile, sia stato scritto in ebraico criptato. Nel loro Decoding Anagrammed Texts Written in an Unknown Language and Script, il ricercatore Bradley Hauer con l’aiuto del prof. Grzegorz Kondrak dell’università dell’Alberta, spiegano come siano riusciti nell’impresa di decodificare il Codice Voynich. Il volume misterioso, da anni conservato alla Yale University Beinecke Rare Books and Manuscripts Library per secoli ha resistito a tutti i tentativi di decodifica. Le sue pagine ingiallite, su cui sono presenti curiose donne nude—forse ninfe, flora e fauna dall’aspetto enigmatico e misterioso e diagrammi magico-fantastici circondati da un testo intellegibile, rappresentano un unicum nel campo dei manoscritti misteriosi. Il Times of Israel ha chiesto al professor Kondrak come mai abbia accettato la sfida di decodificarlo e lui ha risposto testualmente: “è come chiedere agli scalatori che scalano l’Everest come mai ci provano…” 

 Particolare folio 77v


Il Codice Voynich è stato ‘attaccato’ da decine, se non centinaia di aspirati decrittatori, incluso il gruppo di crittografi del Bletchley Park britannico che ha infranto i codici Enigma dei nazisti. Tutti i servizi segreti del mondo ci hanno provato nel corso dell’ultimo secolo, ma nessuno ha vinto la sua battaglia con il piccolo manoscritto del XV secolo. Battaglia che forse è stata vinta dalle centinaia di opere di fantasia al codice stesso ispirate come romanzi, racconti e fumetti come la citazione nel Marvel Adventures: Black Widow e The Avengers, n.18, che presenta una scena in cui il manoscritto scompare dalla biblioteca di Yale, ma gli esempi da citare sarebbero moltissimi, alcuni dati alle stampe ad arte per confondere le acque.
I due scienziati canadesi hanno usato l’intelligenza artificiale per ‘crakkare’ il codice ma la traduzione computerizzata di Kondrak e Hauer ha rivelato al momento solo alcune parole ebraiche come ‘contadino’, ‘luce’, ‘aria’ e ‘fuoco’ e un’unica frase intera tradotta così: “Ha fatto raccomandazioni al sacerdote, uomo di casa, io e la gente” ma questa, come ammettono anche gli stessi studiosi non sembra una frase coerente.

folio 67 r

Nei meandri del British Museum, c'è uno scaffale dedicato al gallerista antiquario Wilfred Voynich. È onorato di aver venduto all'istituzione una collezione inedita di 150 vecchi libri ‘unici’ di cui queste erano le sole copie conosciute. Non sorprende quindi che W. Voynich sia l'uomo che ha riscoperto l'unica copia del manoscritto che ora porta il suo nome. Fu trovato mentre conduceva un acquisto semisegreto di molti libri da un collegio gesuita nei pressi di Roma nel 1912.
Secondo il mio amico René Zandbergen, uno degli studiosi più accreditati del Codice Voynich, con cui ho organizzato il prestigioso raduno Voynich 100, tenutosi proprio a Villa Mondragone nel 2012 nel quale si è discusso dello stato dell’arte della ricerca sul manoscritto e in cui è stata data rilevanza nazionale al codice e alla sua recente datazione al carbonio 14,  “la segretezza della vendita è evidente dal fatto che le tracce di proprietà dei gesuiti sono state cancellate da questi libri, come si può notare chiaramente nelle loro scansioni digitali.” 
Si sa, le origini del manoscritto sono avvolte nella nebbia, c’è chi ritiene sia solo un’elaborata bufala, chi sia opera degli egiziani, chi delle streghe italiane, degli alieni, di Silvestro II il papa mago, di Leonardo da Vinci, chi opera di John Dee e, lasciatemi aggiungere anche che è possibile che sia stata opera del famigerato Poggio Bracciolini per motivi che ho dettagliatamente spiegato nel mio saggio. Comunque non è qui il caso di ripercorrere la storia del Codice Voynich, sono molti libri che ne parlano in maniera, più o meno diffusa, basti dire che la prima citazione conosciuta del manoscritto si trova in una lettera del 1665 circa, che raffigura un precedente acquisto (per 600 ducati d'oro) da parte dell'Imperatore d'Asburgo Rodolfo II (1576-1612). Apparentemente Rudolph diede il libro al suo medico, Jacobus Sinapius, e in seguito trovò la sua strada per l'alchimista di Praga Georg Baresch.
Intorno al 1665, l'erede di Baresch, Joannes Marcus Marci, diede il libro al famoso studioso gesuita Athanasius Kircher, insieme a una lettera frustrata in cui affermava: "Tali Sfingi come queste non obbediscono a nessuno se non al loro padrone". Poi il libro scomparve per 300 anni. Scomparve a Roma, dove c’era Kircher anche se allo stato non abbiamo prove che gli fosse stato inviato il manoscritto, quello che è certo è che ricomparve vicino Roma quando W. Voynich lo acquistò nel 1912 dai Gesuiti di Villa Mondragone. 
Il grande pubblico lo poté ammirare però solo tre anni dopo nel 1915.
folio 75r

Il volume è scritto in una lingua sconosciuta. Sembra essere diviso in sezioni, che sono raggruppate in base alle sue illustrazioni. Nelle sezioni erboristiche e farmaceutiche, molti dei disegni raffigurano piante che gli studiosi non riescono a catalogare. Le sue sezioni astronomiche e cosmologiche includono configurazioni geometriche indecifrabili e ignote. E ci sono anche disegni anatomici con figure per lo più femminili nude, a volte immerse in fantastici tubi, ma per una descrizione e analisi più completa vi rimando al mio saggio Il Codice Voynich (Eremon Edizioni), il primo ad essere stato pubblicato in Italia sul manoscritto misterioso. Pubblicato con lo stesso formato del Voynich: 22,5 x 16 centimetri! Il Voynich in origine conteneva 116 folii di vellum di cui oggi però ne mancano 14. Ci sono diverse pagine ripiegate ed estendibili che contengono grandi e vivide illustrazioni. Il testo è vergato da sinistra a destra, scritto in maniera chiara, probabilmente da un professionista come Poggio Bracciolini (noto copiatore e cacciatore di libri antichi) in quanto non ci sono cancellazioni, correzioni e ogni grafema viene sempre scritto usando lo stesso ductus o sequenza di tratti di penna. Le legature tra particolari coppie di grafemi sono coerenti e uniformi. Questo suggerisce, ma non vi è la certezza, che il codice sia stato scritto da scribi che stavano copiando da un libro più antico. Come accennato nel 2009, la pergamena fu datata al radiocarbonio dall'Università dell'Arizona. Gli scienziati dell'Arizona prelevarono quattro campioni dal vellum e ottennero la certezza del 96% che il codice era stato realizzato nel XV secolo tra il 1404 e il 1438 cosa che ha distrutto i sogni di moltissimi scienziati e studiosi che proponevano teorie più moderne. Per quelle più antiche c’era sempre la ciambella di salvataggio della ‘ricopiatura’ di un testo precedente, cosa che abbiamo visto possibile. I pigmenti degli inchiostri invece sono stati analizzati con test forensi dall'Università di Yale nel 2014 e non furono ritrovati segni di ingredienti moderni, (cosa che fa crollare a mio avviso la questione falso creato da W. Voyinch stesso) e che gli ingredienti rilevati erano disponibili ed esistevano nelle ricette fin dal Medioevo in Europa. 

folio 77v

Come dicevamo il Codice Voynich è un libro strano, assurdo, complesso ed enigmatico che continua a stupire ancora oggi dopo oltre cento anni di ricerche. Nel testo esistono infatti anche alcune parole non codificate scritte in caratteri latini e recentemente è stata trovata la parola rot, che in tedesco significa ‘rosso’, scoperta all'interno di un'illustrazione per mezzo di ingrandimenti ad alta risoluzione. Ma perché farlo? Perché scrivere in modo minuscolo e invisibile a occhio umano, parole nascoste in tedesco (o altre lingue che potrebbero in futuro essere ritrovate)? 
Così di tempi di Kircher, dopo secoli di studi e analisi, il Codice Voynich rimane ancora il libro più misterioso del mondo. “L'idea di un manoscritto che non può essere letto e che è illustrato da immagini che sfidano l'interpretazione è abbastanza affascinante. Aggiungete a ciò la storia del manoscritto e le prove scientifiche che lo dimostrano è stato sicuramente scritto all'inizio del XV secolo e quindi mescolate in dozzine, se non centinaia, di traduzioni e teorie proposte, ognuna più bizzarra e fantastica dell'altra, e avete un oggetto che è veramente irresistibile” ha dichiarato Lisa Fagin Davis della facoltà di Studi Medievali di Yale in una recente intervista al The Times of Israel e allora torniamo al punto: è possibile che abbiano ragione Hauer e Kondrak e che il Codice Voynich sia stato scritto in un ebraico codificato? In Decoding Anagrammed Texts Written in an Unknown Language and Script i due studiosi dell'Università dell’Alberta descrivono il manoscritto in questione come “il più impegnativo problema di decifrazione mai effettuata.”
“Ispirati dal mistero del manoscritto Voynich e degli antichi testi indecifrabili, abbiamo sviluppato una serie di algoritmi allo scopo di decifrare script alfabetici sconosciuti che rappresentano lingue sconosciute” scrivono Hauer e Kondrak. I due canadesi hanno eseguito il loro studio su 43 pagine del manoscritto, che contengono 17.597 parole e 95.465 caratteri, trascritti in 35 caratteri dell'alfabeto Currier - uno dei semi-accettati tentativi sistematici di traslitterazione del Voynich.

folio 116r

Osservando le frequenze relative dei simboli, gli studiosi mirano a classificarli in base alla frequenza con cui appaiono, quindi ‘normalizzano’ le frequenze per cercare una distribuzione logica. Tale normalizzazione viene quindi abbinata alla frequenza e alla distribuzione delle lettere da un insieme di quasi 400 lingue candidate. Il loro ‘fast greedy-swap algorithm’ (algoritmo di veloce e avido scambio) permette loro di scambiare di posto parole o lettere nel tentativo di raggiungere una frase di senso logico. Non siamo esperti in merito ma sembra un po’ semplicistico come metodo e soprattutto non univoco, in quanto se si mischiano lettere e parole in continuazione qualcosa di senso logico prima o poi uscirà. Ma sicuramente i due ricercatori canadesi avranno le loro buone ragioni. Approfondendo la questione emerge che hanno utilizzato tre sistemi per identificare la lingua del testo: il metodo di frequenza delle lettere, il metodo del modello di scomposizione e il metodo di decodifica di prova. Due su tre hanno dato come risultato l’ebraico (e altre lingue semitiche); il terzo metodo ha indicato la lingua meridionale messicana dei Mazatechi. Curiosamente la religione Mazateca è un sincretismo dei loro credi tradizionali e i valori Cristiani portati dal Conquistadores spagnoli e in tutto il manoscritto c’è una sensazione di sincretismo religioso essendo presente solo una croce... È comunque interessante notare che, nel metodo di decifrazione del processo, anche l'esperanto linguistico creato dall'uomo era spesso individuato ma con valori minori. Secondo i due ricercatori: “è vero che non c’è completo accordo tra i tre metodi nell’indicare una lingua di origine ma appare comunque un forte indicatore statistico sulla lingua ebraica da due dei tre metodi… lingua che è un candidato plausibile per motivi storici, essendo ampiamente utilizzata per la scrittura nel Medioevo. In effetti, un certo numero di tecniche di cifratura, incluso l'anagramma, possono essere ricondotte alla Cabala ebraica. La Kabbalah, o mistica ebraica, si sviluppò nell'Europa meridionale tra il 12° e il 13° secolo, comprese la Spagna e l'Italia, quindi l’asserzione sembra plausibile, ma quello che dobbiamo mettere in evidenza, anche considerando plausibile l’ipotesi ebraica, è che il metodo usato dai due studiosi parte dal presupposto che la persona che scrisse il Codice Voynich lo avesse fatto codificandolo, sostituendo lettere e parole ebraiche, mischiandole in una sorta di anagramma. I due ricercatori canadesi partono da questo presupposto ma noi non sappiamo se esso sia vero o meno. Cosa curiosa è anche che i due studiosi non si siano affidati ad esperti linguistici ebraici e uno di questi, il professor Matthew Morgenstern, capo del dipartimento di Lingua Ebraica e Linguistiche Semitiche dell’università di Tel Aviv ha dichiarato in proposito: “di solito quando qualcuno decifra un linguaggio, il testo che viene prodotto dalla decodificazione è coerente. Ma in questo caso si ottiene un testo incoerente e sgrammaticato che sembra compost da una serie di parole non connesse tra loro.” Aggiunge ancora Morgenstern al The Times of Israel, “su loro stessa ammissione i due ricercatori non conoscono l’ebraico. E sembrerebbe un pre-requisito essenziale per un processo di decrifrazione simile.”

folio 85v

 Quello che è certo è che chiunque provi a decrittare il Codice Voynich non avrà una calda accoglienza da coloro che ci provano ormai da decenni. Il professor Kondrak non ha inizialmente richiesto l'aiuto di un esperto ebreo in quanto: "non siamo riusciti a trovare un esperto ebreo medievale e crittologo presso la nostra università. Non è semplicemente un testo in ebraico che puoi dare a qualsiasi oratore ebreo e chiedergli cosa significa - è una decifrazione molto noiosa e complessa. Ora che la ricerca sta ricevendo un'attenzione così ampia, speriamo che si riesca a trovare qualcuno con una buona conoscenza dell'ebraico e storica allo stesso tempo…” 
Ma come è possibile mi chiedo. 
Come è possibile che l’università dell’Alberta non avesse potuto fornire un esperto di lingua ebraica per questo studio? 
Mi sembra incredibile fin quando non scopro che il famoso documento dei due studiosi canadesi altro non è che una tesi di laurea del 2016 del giovane ricercatore Bradley Hauer. Non che questo ne infici in qualche modo la validità, ma almeno fa comprendere come mai non vi fosse nessun esperto di ebraico al lavoro. 
Come studioso del Codice Voynich ho visto susseguirsi negli anni tentativi di decifrazione del manoscritto più o meno pertinenti. Ho visto decine di studiosi essere travolti dalla brama e centinaia di dilettanti provare a dire la loro sul contenuto del testo. Li ho seguiti tutti con molto interesse perché credo che il Codice Voynich sia così complesso che non si possa escludere nessuna idea e si debbano ricevere tutte le informazioni possibili in merito, anche quelle apparentemente fantasiose. Nulla si può tralasciare se si vuole arrivare alla verità e tutto deve essere considerato valido almeno fino a prova contraria. Per questo personalmente mi auguro che il professor Kondrak prosegua con i suoi sforzi come chiunque altro abbia la voglia e la capacità di tentare la decifrazione del manoscritto più misterioso del mondo.
La caccia è aperta!