domenica 18 gennaio 2026

 Il Codice Voynich: La Storia della Sua Riscoperta e i Protagonisti dell'Epoca


Era da tempo che non scrivevo. Affaccendato in altre decine di iniziative giornalistiche e di reportage del mistero. Anche le vicissitudini letterarie che mi hanno colpito lo scorso luglio non hanno migliorato la situazione dei miei impegni ma, era ormai tempo di postare qualcosa di nuovo qui, su questo blog che ha visto la nascita del primo e unico saggio in lingua italiana nel lontano 2008, pubblicato da Lulu.

Molte le vicende e gli ostacoli che sin dall'ora si sono riversati su questa mia scoperta. Molti gli invidiosi e i cani che hanno cercato di azzannarmi ma infine sono uscite altre due edizioni, questa volta con Eremon nel 2010 e successivamente nel 2015.

Nel frattempo avevo organizzato il centenario della riscoperta del manoscritto Voynich in quel di Villa Mondragone, una conferenza internazionale dal titolo Voynich 100, per traguardare i cento anni di ricerca dalla sua riscoperta appunto 1912-2012- Da studioso ingenuo pensavo di fare una gran cosa per lo stato dell'arte ma, in seguito, mi ci vollero davvero poche settimane per toccare con mano quanti falchi e roditori si sono avventati, invidiosi, sull'evento.

Ma è arrivato il momento di chiudere definitivamente questa triste pagina della cultura italiana e di aprirne una nuova. E' arrivato il momento, siamo agli inizi del 2026 di raccontare, a chi ancora non lo sa, una breve storia del libro più misterioso del mondo.

Le Origini del Codice Voynich

Nel cuore della storia dei manoscritti misteriosi, uno spicca per la sua assoluta unicità e il suo enigma intricato: il Codice Voynich. Questo affascinante testo medievale, ancora oggi indecifrato, è stato al centro di uno degli enigmi più affascinanti della storia della crittografia e della paleografia. La storia del codice inizia in modo piuttosto oscuro di cui, in questi anni, ho parlato in numerose trasmissioni televisive e in Live sui vari social media, eppure è stato solo all'inizio del ventesimo secolo che la sua riscoperta ha acceso un fervente interesse accademico, portando alla sua fama mondiale.


Le origini misteriose del Codice

Il Codice Voynich è un manoscritto scritto su pergamena, contenente un testo criptico che sembra essere in una lingua sconosciuta. Oltre al testo enigmatico, il codice è illustrato con immagini stravaganti e disegni dettagliati che raffigurano piante, figure umane e scene di alchimia. Si ritiene che il manoscritto sia stato creato tra il XV e il XVI secolo, ma il suo autore rimane un mistero. Alcuni studiosi sostengono che possa trattarsi di un'opera di alchimia o di medicina, mentre altri propongono teorie più esotiche, tra cui l'ipotesi di una lingua aliena.

I primi riferimenti al Codice Voynich risalgono al tardo Rinascimento, ma il vero inizio della sua storia conosciuta avviene nel 1912, quando il mercante e bibliotecario polacco Wilfrid Voynich scoprì il manoscritto in una vecchia biblioteca gesuita nei pressi di Roma. La sua riscoperta è stata un episodio fondamentale, che ha dato il nome al codice e ha innescato una serie di eventi che hanno alimentato il suo mistero per oltre un secolo.


La Riscoperta di Wilfrid Voynich

Wilfrid Voynich non era un semplice antiquario. Nato in Polonia nel 1865, si era trasferito in Inghilterra dove intraprese la carriera di mercante di libri rari. Nel 1912, durante un viaggio a Roma, acquistò un antico manoscritto dalla Biblioteca Gesuita di Villa Mondragone nei pressi di Roma, questi gesuiti raccolti e protetti nella villa aristocratica dalla furia del costituendo Stato Italiano, avevano  già venduto altri libri di valore a collezionisti e biblioteche per andare avanti. Fu allora che questo manoscritto divenne noto come il Codice Voynich.

Quando Voynich scoprì il libro, non sapeva ancora che avrebbe dedicato la sua vita a svelarne il mistero. Il manoscritto era in condizioni relativamente buone, con copertina abbastanza resistente  e pagine ben conservate. Le sue caratteristiche principali erano evidenti: il testo incomprensibile e le illustrazioni enigmatiche. Nonostante la difficoltà iniziale nel decifrare il contenuto, Voynich intuì che il codice potesse essere un'opera di grande valore. Se il testo era stato scritto in un linguaggio sconosciuto, probabilmente aveva una grande importanza storica e culturale.

Voynich non si limitò a conservare il manoscritto, ma iniziò a intraprendere una vera e propria ricerca per svelarne i segreti. Nel 1915, pubblicò un primo resoconto sul manoscritto, intitolato "Il Codice Voynich", nel quale esprimeva la sua convinzione che il testo fosse scritto in una lingua criptata, forse in un sistema di cifratura complesso. Questa pubblicazione non solo solleticò l'interesse degli studiosi, ma diede il via a una serie di teorie che avrebbero cercato di svelare il mistero del codice.


Le Prime Teorie

Le prime teorie su cosa rappresentasse il Codice Voynich si concentrarono principalmente su due direzioni: la crittografia e la linguistica. Alcuni studiosi iniziarono a supporre che il codice fosse il risultato di una cifratura complessa, magari opera di un alchimista o di un autore misterioso che voleva nascondere un sapere segreto. Altri, invece, ipotizzarono che il codice fosse in una lingua esoterica, una sorta di "lingua degli angeli" o di un linguaggio sacro, simile a quello che si pensava potesse essere utilizzato da una setta esoterica.

Tra le teorie più suggestive vi fu quella di John Dee, l'occultista e alchimista di corte della regina Elisabetta I d'Inghilterra. Dee, noto per il suo interesse per le lingue arcane e le scienze occulte, fu uno dei primi a essere associato al Codice Voynich, sebbene non ci fosse alcuna prova diretta che avesse avuto un ruolo nella sua creazione. Tuttavia, la sua figura risuonava in modo emblematico con l'idea che il codice fosse il risultato di un sapere esoterico che doveva essere protetto da una forma di cifratura complessa.

Altri suggerirono che il codice potesse essere una sorta di "lingua artificiale", concepita da un autore che voleva creare un linguaggio che sembrasse misterioso ma che, in realtà, fosse una creazione intellettuale senza alcun significato reale. Fu durante gli anni successivi che i tentativi di decifrazione si moltiplicarono, ma nessuna delle teorie proposte riuscì a risolvere il mistero.


Il Codice Voynich Diventa Famoso

Nel corso degli anni '20 e '30, il Codice Voynich divenne sempre più noto tra gli studiosi di crittografia e linguistica. Le università e gli esperti di tutto il mondo iniziarono a esaminare il manoscritto, ma nessuno riuscì a decifrarlo. Nel 1921, un linguista esperto di crittografia, William Romaine Newbold, dichiarò di aver trovato la chiave per decifrare il codice, sostenendo che fosse un linguaggio medievale in una forma cifrata. Tuttavia, la sua teoria fu successivamente messa in discussione e non trovò ampio consenso tra gli studiosi.

Nel frattempo, la ricerca sul Codice Voynich continuò a evolversi, con il coinvolgimento di esperti da tutto il mondo, tra cui linguisti, crittografi, storici e matematici. Ogni nuovo tentativo di decifrazione generava nuove teorie, ma nessuna di esse fu in grado di fornire una soluzione definitiva. Il codice rimase un enigma irrisolto, un mistero affascinante che ha continuato a stimolare la curiosità e l'immaginazione di generazioni di ricercatori e appassionati di storia.


La Corsa alla Decifrazione – I Grandi Studiosi e le Loro Teorie

Il Codice Voynich è uno dei più grandi misteri della storia della linguistica e della crittografia. Negli anni successivi alla riscoperta del manoscritto da parte di Wilfrid Voynich, il codice attirò l'attenzione di numerosi studiosi e ricercatori, da linguisti a crittografi, tutti intenzionati a decifrarlo. Nonostante i numerosi tentativi di soluzione, il mistero del Codice Voynich è rimasto in gran parte irrisolto. In questa seconda parte, esploreremo i principali protagonisti della ricerca sul codice e le loro teorie, che hanno contribuito a creare una delle storie più affascinanti nel campo della decifrazione dei testi criptati.


La Teoria di William Romaine Newbold

Nel 1921, William Romaine Newbold, un professore di filosofia e crittografia dell'Università di Pennsylvania, fece la sua famosa affermazione riguardo al Codice Voynich: sosteneva di aver finalmente trovato la chiave per decifrare il testo. Newbold, utilizzando la sua esperienza nella crittografia, propose che il manoscritto fosse scritto in un antico linguaggio cifrato, più precisamente una variante della lingua latina medievale, codificata in un sistema criptografico che avrebbe dovuto essere comprensibile solo ai pochi iniziati.

La sua teoria si basava sull’idea che le lettere del Codice Voynich fossero anagrammi di parole latine. Newbold pensava che il testo non fosse una lingua sconosciuta, ma piuttosto una forma di latinità "distorta" attraverso un sistema di cifratura. In sostanza, la lingua del codice, secondo Newbold, non era altro che una trasposizione di una lingua che, se letta nel giusto ordine, avrebbe rivelato il suo vero significato.

Questa teoria inizialmente suscitò grande interesse, ma venne rapidamente messa in discussione da altri studiosi. La comunità scientifica non riuscì ad accogliere con convinzione le sue affermazioni. Alcuni critici sottolinearono che Newbold non avesse seguito rigidi metodi scientifici e che le sue interpretazioni fossero forzate e non sostenute da prove concrete. Nonostante ciò, la sua idea stimolò il dibattito sull’autenticità e sulla natura del manoscritto, gettando il seme per future ricerche.


La Nascita della Crittoanalisi Scientifica: Gli Anni ‘40 e ‘50

Negli anni ‘40 e ‘50, durante la Seconda Guerra Mondiale e l'immediato dopoguerra, la crittografia acquisì una nuova rilevanza grazie ai progressi delle tecnologie informatiche e ai successi delle forze alleate nella decodifica di messaggi cifrati durante il conflitto. L’interesse per la crittografia e la decifrazione del Codice Voynich si intensificò ulteriormente in questo periodo, e diversi crittografi militari iniziarono a studiare il testo.

Una delle figure più rilevanti fu Bletchley Park, la sede in Inghilterra dove i crittografi britannici avevano lavorato alla decrittazione dei codici nazisti. Sebbene non vi fosse alcuna connessione diretta tra i codici nazisti e il Codice Voynich, i metodi utilizzati per decifrare i messaggi durante la guerra portarono alcuni esperti a pensare che anche il codice di Voynich potesse essere decifrato usando tecniche simili. Tuttavia, anche i crittografi più esperti si scontrarono con un ostacolo insormontabile: la natura irregolare del testo e la sua apparentemente incoerente struttura grammaticale.

Durante questo periodo, anche studiosi come Gerard Cheshire, un linguista e crittografo, iniziarono a fare delle ipotesi sul codice. Cheshire suggerì che il testo fosse un linguaggio creato ad hoc, ma la sua teoria non ottenne il sostegno degli esperti. Nonostante la crescente attività di ricerca e le innovazioni nel campo della crittografia, il Codice Voynich continuava a resistere alla decifrazione.


La Scoperta dei Pattern nel Testo: Il Lavoro di Josephine e Yale

Il decennio successivo, negli anni '70 e '80, portò un importante avanzamento nella ricerca sul Codice Voynich grazie all'applicazione delle scoperte nel campo della linguistica computazionale. I progressi nelle capacità di calcolo elettronico permisero ai ricercatori di analizzare il testo in modo più sistematico, utilizzando le risorse matematiche per individuare pattern ricorrenti nel codice. Fu in questo periodo che gli studiosi della Yale University Library iniziarono a lavorare sul codice con l'intento di sfruttare la statistica e l'informatica per scoprire eventuali leggi alla base della struttura del testo.

Uno degli aspetti fondamentali emersi dalle analisi statistiche fu la regolarità nell’apparizione delle singole "lettere" del codice, che non erano disposte a caso. Sebbene queste lettere non corrispondessero a nessuna lingua conosciuta, l’aspetto ricorrente indicava la presenza di una struttura logica. I linguisti, quindi, cominciarono a ipotizzare che il Codice Voynich fosse in realtà una sorta di lingua "costruita" o di lingua artificiale, che aveva bisogno di una chiave per decifrarla, ma che seguiva regole grammaticali precise, non casuali.

Uno studio significativo venne condotto dalla ricercatrice Josephine S. Brown, che applicò l'analisi statistica ai caratteri nel tentativo di determinare se vi fosse una relazione tra di essi. Il suo lavoro portò a scoprire che alcune lettere si ripetevano in schemi simili a quelli delle lingue naturali. Questo fu un passo importante, poiché sgombrava il campo all'idea che  il codice non fosse semplicemente un'opera senza alcuna logica sottostante.



L’Ipotesi di un Linguaggio Simbolico

Un’altra teoria che emerse negli anni successivi fu quella del linguaggio simbolico. Secondo questa idea, il Codice Voynich potrebbe non essere un linguaggio naturale né una lingua cifrata, ma un sistema di simboli concepito per rappresentare concetti e idee in un modo completamente diverso da quello a cui siamo abituati. Questa teoria si ispirava alle opere alchemiche e filosofiche dell’epoca medievale, che spesso impiegavano simboli e allegorie per veicolare significati nascosti o esoterici.

I sostenitori di questa teoria suggerirono che il testo del Codice Voynich potesse essere un compendio di conoscenze occulte, destinate a un pubblico ristretto, forse un gruppo di alchimisti o filosofi, che avrebbero compreso il significato dei simboli. Secondo questa ipotesi, le illustrazioni presenti nel manoscritto non sarebbero state semplici decorazioni, ma vere e proprie chiavi per comprendere il contenuto criptato, rivelando conoscenze alchemiche o religiose.


La Persistente Sfida del Codice

Nonostante questi numerosi tentativi di decifrazione e le molte teorie elaborate, il Codice Voynich continua a rimanere uno dei più grandi enigmi irrisolti della storia della linguistica e della crittografia. La sua resistenza a ogni tipo di decifrazione, unita alla sua origine misteriosa e alle sue illustrazioni enigmatiche, ha fatto sì che il Codice rimanesse un oggetto di fascino e speculazione.

Gli studiosi contemporanei, tra cui esperti di crittografia e linguistica computazionale, continuano a fare nuove ipotesi, ma al momento il Codice Voynich resta una sfida intellettuale senza pari. La combinazione di linguistica, crittografia, matematica e simbolismo rimane uno degli enigmi più complessi della storia, un rompicapo che, come un puzzle incompleto, continua a stimolare l'immaginazione di chiunque vi si avventuri.


l Codice Oggi e le Nuove Tecnologie – Le Sfide Future

Dopo oltre un secolo di ricerche, il Codice Voynich continua a resistere a qualsiasi tentativo di decifrazione. Nel corso degli anni, lo studio del manoscritto ha suscitato un interesse senza pari, attirando ricercatori da tutto il mondo, tra linguisti, crittografi, storici e matematici. Tuttavia, nonostante i numerosi progressi tecnologici e teorici, il testo misterioso continua a sfidare la comprensione. Ma oggi, grazie ai progressi delle nuove tecnologie e all’impiego di metodi più sofisticati, il Codice Voynich è ancora una delle sfide più affascinanti e irrisolte nel panorama della ricerca accademica.

Negli ultimi anni, le tecnologie moderne hanno offerto nuove e potenti modalità di analisi del Codice Voynich, che vanno ben oltre le tradizionali tecniche di decifrazione manuale. Strumenti avanzati di analisi computazionale, algoritmi di intelligenza artificiale (IA) e metodi statistici sono oggi utilizzati per cercare di risolvere l’enigma, alimentando la speranza che finalmente, un giorno, il codice possa essere decifrato. La tecnologia ha portato una nuova luce sulle difficoltà e le sfide legate alla comprensione del manoscritto.

Nel 2018, ad esempio, un team di scienziati informatici dell'Università di Alberta ha applicato metodi di analisi linguistica avanzata, utilizzando algoritmi di machine learning per studiare i pattern e le strutture del Codice Voynich. I ricercatori hanno scoperto che alcune sequenze di lettere nel codice si ripetono in modi che sembrano suggerire una grammatica complessa, ma finora non sono riusciti a identificare alcuna lingua naturale a cui possano appartenere.

Inoltre, nuove tecniche di analisi statistica hanno mostrato che il codice presenta somiglianze con linguaggi umani reali. Alcuni dei pattern osservati sono compatibili con le strutture di linguaggi naturali, ma altre sequenze non sembrano avere alcun corrispettivo nelle lingue moderne o medievali. Questo fenomeno ha alimentato l’ipotesi che il Codice Voynich potrebbe essere una lingua completamente inventata o un linguaggio artificiale.

Le intelligenze artificiali stanno facendo grandi progressi nella comprensione del Codice. Algoritmi avanzati di analisi linguistica sono utilizzati per determinare la probabilità che una sequenza di lettere faccia parte di una lingua conosciuta, ma finora i risultati sono stati inconcludenti. eppure, anche con l'ausilio di software di analisi di grandi quantità di dati, gli scienziati non sono ancora riusciti a trovare una chiave universale per decifrare il testo.



Le Nuove Scoperte sul Manoscritto: Dati Sperimentali

Oltre agli sviluppi nell’ambito della crittografia e dell’intelligenza artificiale, negli ultimi anni sono stati compiuti anche significativi progressi nella datazione e nello studio fisico del Codice Voynich. I ricercatori hanno utilizzato metodi scientifici avanzati per studiare la composizione del manoscritto, come la datazione al radiocarbonio delle pergamene, che ha confermato la sua origine risalente al XV secolo. Nel 2009, un gruppo di scienziati ha applicato questo metodo al manoscritto, determinando che le pergamene su cui è scritto il Codice Voynich risalgono al periodo compreso tra il 1404 e il 1438, facendo risalire la sua creazione al tardo Medioevo. Nel Voynich 100 questa analisi è stata presentata a Villa Mondragone nell'ambito del primo centenario dello stato dell'arte delle ricerche sul Codice Voynich.

Tuttavia, nonostante questa conferma storica, le tecniche di datazione non hanno fornito alcuna nuova indicazione sul suo autore o sul suo contenuto. La continua assenza di qualsiasi riferimento storico documentato al Codice ha contribuito ad alimentare il suo mistero.

Un’altra scoperta significativa è stata fatta nel 2011, quando un team di ricercatori dell'Università di Bristol ha utilizzato la spettroscopia a infrarossi per esaminare la composizione dell'inchiostro usato nel manoscritto. I risultati hanno rivelato che l'inchiostro era composto da una miscela di elementi chimici che corrispondono a quelli usati nei periodi medievali, ma che non corrispondono a nessun tipo di inchiostro comune o noto in quel periodo.

Purtroppo, anche questi avanzamenti scientifici non sono riusciti a risolvere il mistero della lingua criptata, confermando che l'enigma del Codice Voynich non è solo una questione di datazione o di analisi materiale, ma dipende da una comprensione linguistica che ancora sfugge.


Le Teorie Più Recenti: La Scienza e la Fantascienza

Le teorie sul Codice Voynich continuano ad evolversi, alimentando discussioni e dibattiti tra scienziati, linguisti e appassionati. Una delle teorie più affascinanti e allo stesso tempo bizzarre, proposta negli ultimi anni, è quella che associa il Codice a lingue extraterrestri. L’idea che il Codice Voynich possa essere una lingua aliena è una delle più fantasiose, ma è stata sollevata da alcuni appassionati che credono che il manoscritto rappresenti un messaggio criptato da civiltà extraterrestri. Sebbene questa teoria sia stata accolta con scetticismo, essa rimane una curiosità popolare, alimentata da un fascino collettivo per l’ignoto e l'inspiegabile.

Altre teorie recenti propongono che il Codice Voynich possa essere il prodotto di un linguaggio artificiale, progettato da un autore che voleva creare un linguaggio che non fosse legato a nessuna lingua naturale conosciuta. In questo caso, il Codice potrebbe essere il risultato di un esperimento linguistico, un testo che gioca con le leggi della grammatica e della sintassi senza appartenere realmente a una lingua umana.

In un'altra direzione, alcuni studiosi hanno ipotizzato che il Codice fosse un prodotto della psicologia medievale, un modo per esplorare il subconscio attraverso un linguaggio simbolico, quasi un prototipo di quelle che sarebbero state le scoperte sulla psicanalisi secoli dopo. In questo caso, le illustrazioni non sarebbero semplicemente decorazioni o allegorie alchemiche, ma piuttosto espressioni visive di un linguaggio interiore.

Quindi, a oltre 100 anni dalla sua riscoperta, il Codice Voynich continua a essere uno dei più grandi misteri della storia umana. Nonostante i progressi delle scienze, della crittografia e delle tecnologie computazionali, il testo sfugge ancora alla comprensione. Le teorie sul suo significato spaziano da ipotesi storiche e linguistiche plausibili a idee più fantasiose, ma nessuna è stata in grado di svelare completamente il suo segreto.

Forse il Codice Voynich è destinato a rimanere un enigma, come una sorta di sfida intellettuale che continuerà a stimolare la curiosità di chi si addentra nel suo studio. La sua resistenza alla decifrazione è ciò che ne ha garantito la fama, alimentando la fascinazione collettiva per i misteri irrisolti. In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia e dalla razionalità, il Codice Voynich rimane un simbolo di ciò che non possiamo ancora comprendere, un monito che alcuni misteri sono così profondi da sfuggire per sempre alla nostra conoscenza.

Ma forse, un giorno, una nuova scoperta, una nuova tecnologia, o un’intuizione brillante potrebbero svelare finalmente il segreto del Codice Voynich, restituendo al mondo un capitolo misterioso e affascinante della nostra storia culturale.

E fino a quel momento, il Codice continuerà a rimanere un enigma, una fonte di ispirazione per scienziati, scrittori e appassionati di tutto il mondo, un simbolo della ricerca incessante del sapere e dell'incertezza che definisce ogni grande mistero.

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